i Giovani con i Padri Somaschi     

 

CollStory

   

Il Foglio di Collegamento della "Comunità Giovanile" Torino. 3

Se cresce la vita "dentro" aumenta l'orizzonte "fuori"...


Una cosa che emerge interessante nei numeri di "Collegamento" del 1995 è come la vita della comunità al suo interno maturi in concretezza di scelte e non solo di organizzazione. Nelle pagine del foglio di aggiornamento si moltiplicano le "interviste" sia ai gruppi di attività interne (che lavorano per lo più per l'Incontroluce) sia di amici di altre comunità somasche (Elmas, S. Anna, Genova, Bangalore in India...). Gli editoriali si fanno sempre più occasioni di riflessione comunitaria e sia l'agenda che le notizie flash dimostrano il dinamismo dell'esperienza. Ma come sempre la rubrica più preziosa è quella delle esperienze vissute ("Vita...") che rivela come ormai il rapporto con Dio sta diventando bussola concreta per le scelte quotidiane: esperienze semplici forse, ma decise. E forse non è un caso se sarà proprio nell'estate del 1995 a realizzarsi il 1° storico incontro somasco dei giovani, a Villa Speranza, punto di riferimento della comunità giovanile torinese.

Ecco perciò un'esperienza di quei mesi e la "cronaca" di quel 1° incontro intercomunitario: "Sulla via di Girolamo".
  

Andare contro la corrente per Dio (giugno 1995)                                          

A gennaio mi mancavano ancora 2 esami per potermi iscrivere per l'anno successivo senza essere fuori corso: avrei avuto tempo sino a fine marzo Pur sapendo che sarebbe stata dura, ero intenzionata a mettercela davvero tutta.

Allo scritto di statistica, uno dei due esami siamo stati avvisati che a causa degli scioperi dei docenti l'esame sarebbe stato sospeso fino a data da destinare!

Non capivo proprio cosa Dio mi chiedesse: era sua volontà che io andassi fuori corso? Sarei stata anche pronta ad accettare questa eventualità, ma volevo essere sicura che fosse veramente il Suo piano su di me.

Dopo una settimana il docente decide di fissare un appello. Passo lo scritto ma mi accorgo che non ci sarebbero stati orali fino a metà febbraio: esattamente il giorno prima dell'ultimo appello dell'esame che ancora mi mancava. Dei programma di quest'ultimo esame dei 5 libri previsti ne avevo letto solo uno. Un mio compagno di corso la sera prima dell'esame mi propone di tentarlo ugualmente: "Ti faccio copiare da me. Devi provarle tutte per passare!". Ero d'accordo anch'io, ma rimanevo molto perplessa sul fatto che il tentarle tutte contemplasse anche quella di imbrogliare Ero davvero confusa.

Dato che da sola non riuscivo a capire, ho provato a confrontarmi con un'altra persona: insieme abbiamo capito che Dio non mi avrebbe mai chiesto di "barare" lo volevo fare la sua volontà, così il giorno dopo ho rinunciato a dare l'esame.

A questo punto non c'erano più appelli. Come fare? Sono andata a parlare con il docente (noto per essere particolarmente scorbutico!) spiegandogli la mia situazione così com'era, senza gonfiarla e senza inventare scuse, e questi ha fissato un appello straordinario per me!! E come se non bastasse, la sera prima dell'esame scritto mi sono preparata alcuni argomenti a scelta: le domande dell'esame erano tutte su quegli argomenti Tirate voi le conseguenze...

Commenti a microfono aperto sulla tre giorni dei centri giovanili (settembre 1995)

Era da diversi anni che se ne parlava. E finalmente tra Il 24 e il 27 agosto si è realizzato il sogno: in 76, dei 4 centri giovanili di S. Anna, Elmas, S. Mauro e Genova, ci si è ritrovati tutti Insieme a Villa Speranza per scoprire di essere un'unica realtà comunitaria sulla via di Girolamo.

Era prima di tutto una sfida di unità e ogni cosa si voleva contribuisse a questo. Ci ha detto Stefano di Genova: «Quando siamo arrivati, siamo subito scesi in sala e mi ha colpito che i canzonieri erano disposti una sedia sì e una no. Mi è venuto in mente che forse chi aveva preparato mirava proprio a darci l'occasione di mettere Gesù tra due persone e vivere ogni momento, anche quello del canto, come un Momento con Gesù tra noi».

Di per Sé non era un risultato scontato, perché ben diverse erano le culture non solo regionali ma anche generazionali, visto che si andava dal 16/17 anni dei giovani di S. Anna al 25/30 anni di quelli di Genova. Ma anche questa sfida è stata vinta. Così infatti ha commentato Alessia di S. Anna: «Ero felicissima di venire qui ma anche un po' preoccupata, perché sapevo di essere tra le più piccole. Appena arrivata ho trovato persone più grandi di me, che lavorano o studiano all'università e temevo molto difficile il farmi uno con loro. Invece ho trovato moltissime persone che mi sono state vicine che mi hanno aiutato a capire veramente cosa vuol dire "diventare uno", cioè mettere da parte l'età, la provenienza e tantissime altre cose, per amare Gesù tra noi... Sento di ringraziare, oltre che il Signore, anche tutti voi, perché vi sento veramente come la mia grande famiglia».

Con questo clima di accoglienza reciproca si e andati alla scoperta dei testamento di S. Girolamo, attraverso i temi esposti a turno dai responsabili dei diversi centri giovanili "Seguire la via del crocifisso, disprezzare il mondo, amarsi l'un l'altro, servire i poveri" sono risuonate nei cuori dei presenti non come parole dette 400 anni fa e morte lì ma pronunciate oggi a ciascuno di noi. «Ho sentito molto forti i temi - commentava Miriam di S. Anna - e pur avendoli sentiti di recente in comunità, mi hanno fatto scoprire cose nuove su S. Girolamo. Mi hanno fatto proprio bene, mi hanno fatta crescere, e li porterò tutti dentro, come voi».

Ma S. Girolamo traspariva anche dalle presentazioni che ogni centro giovani faceva della propria esperienza. Ci diceva Lucia di Genova: «E stato bello vedere come nelle altre comunità si incarna il carisma di Girolamo e partendo da piccoli nuclei queste comunità siano diventate grandi e facciano delle cose molte belle. Mi è stato molto utile perché noi siamo un po' all'inizio e solo adesso abbiamo iniziato a parlare di questo carisma e di come lo possiamo incarnare. Così il vivere questa tre giorni mi ha dato molta carica perché mi ha fatto capire che ho in mano una cosa molto grossa».

Non si è atteso la fine della tre giorni per incarnare i contenuti di questo carisma: «La scoperta di questi tre giorni - ci spiega Sara di S. Mauro - è stata che davvero rinnegando se stessi si riesce ad andare verso l'altro, ad amarlo, e la cosa che ho provato tanto è l'essere riamata: mi sono sentita proprio voluta bene ... ». Continua Giovanni di S. Mauro: «E’ un'esperienza molto bella con Alessio e con chi suona. Chi mi conosce sa che mi piace fare le cose con precisione e mi è capitato di dover suonare i canti della messa senza averli provati prima. Allora lì è stato mettere Giovanni da parte e fare un salto nell'amore, fidandosi di Gesù, di Gesù in Alessio e dire "lo metto nelle Tue mani, e sicuramente farai una cosa molto più bella di quella che vorrei fare io" ... ».

Alla fine l'impressione forte è stata proprio quella di sentirsi parte di un unico disegno, di un'unica realtà: «A parte gli incontri quando, presentandosi, si usava la parola "Centri" ho visto che nel concreto non c'è stato il minimo accenno a differenze, ma ci siamo sentiti subito tutti facenti parte di un'unica comunità tenuta dall'Eterno Padre», sono le parole di Marco Antonio di Elmas.

Si è partiti con la certezza di aver vissuto "un'unità che non aveva niente di umano" (Patrizia di Elmas) con la coscienza di essere "tante gocce d'acqua unite a formare un fiume che porterà questa via di Girolamo a tanti" (Carlo di S. Anna). Siamo solo all'inizio di una realtà che non è finita il 27 agosto: lì è appena iniziata. L'appuntamento è nell'attimo presente di ogni giorno.

E per ripetere quest'esperienza?
Allora, arrivederci all'estate prossima in Sardegna!