i Giovani con i Padri Somaschi     

 

S. Girolamo

di Felice Beneo

     
Girolamo:
un uomo che continua ad affascinare

 
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INTRODUZIONE

Il Papa Giovanni Paolo II, nel 1986, in occasione del  V centenario della nascita di S. Girolamo scriveva: “La via percorsa da S. Girolamo affascinò i suoi contemporanei e non cessa di affascinare anche gli uomini del nostro tempo”

Siamo venuti qui non solo per pregare S. Girolamo, ma anche per conoscerlo meglio e lasciarci affascinare da lui e seguirne gli esempi.

E’ così attuale che possiamo chiamarlo un Santo che  500 anni fa, lui laico, ha  attuato il programma che  il Papa Giovanni Paolo II ha  tracciato per tutta la Chiesa per il nuovo millennio. Lo potremo toccare con mano in queste sere della novena.

Girolamo vuol dirci qualcosa che gli stava particolarmente a cuore e che diceva già allora, proprio qui, in questa chiesa, agli uomini della Valle di S. Martino che radunava tutte le feste.

Per  avvertire di più la sua presenza in questo luogo, ascoltiamo alcune testimonianze di testimoni nel processo per la sua canonizzazione.

 

1.Andrea Volpi

“Ciò che ho deposto è vero e non ho nulla da ritrattare, anzi aggiungo una notizia che non ho ancora riferito: so che nei giorni di festa radunava qui a Somasca diversi uomini, fra i quali anche mio padre. Queste riunioni duravano fino a tarda sera. Mio padre diceva:  vado a Somasca alla congregazione, ma io ero ragazzino e non capivo che cosa andava a fare” (F9, pg 21)

 

2  Roberto de Colleoni, parroco di Carenno:

Io non ho conosciuto messer Girolamo. I miei vecchi parrocchiani di Carenno lo ricordavano spesso  e mi dicevano che era un nobile veneziano, che era venuto ad abitare a Somasca; non era sacerdote. Aveva raccolto dei ragazzi orfani e li medicava con amore e li istruiva...Inoltre mi dicevano che nei giorni di festa faceva una riunione spirituale a Somasca. Vi accorrevano uomini dai paesi vicini e specialmente da Carenno. Ripetevano che lui conduceva una vita santa e che era di esempio per tutti”. (F9, pg33)

 

3– Martino de Maiolis di Rossino

“...Ho sentito dire che nella terra di Somasca, dove abitava, aveva istituita  una congregazione spirituale, nella quale radunava  uomini in grande numero, fra i quali vi erano alcuni di Carenno, lontano da Somasca due miglia circa di strada molto brutta e questa riunione si faceva tutte le feste” (F9, pg.50)

 

Raduni di preghiera, ascolto della Parola di Dio. E ci teneva. Nel 1535 dovette assentarsi da Somasca per Venezia. Di là scrisse una lettera, raccomandando ad uno dei suoi discepoli:

“Ordinate a Giovanpietro che non si dimentichi di  tenere il raduno di quelli della Valle di S.Martino nel modo migliore, secondo che il Signore gli ispira, per  confermarli nelle buone devozioni e che me ne scriva  dettagliatamente”.

Che cosa diceva Girolamo a quei valligiani?  Sappiamo ciò che gli stava più a cuore: Una vita secondo il Vangelo, per riformare la Chiesa: era questo il suo intento, la sua passione: la Chiesa minacciata allora dalla propaganda luterana.

Un suo collaboratore, un cappuccino, Fra Girolamo da Molfetta,  scrivendo ai discepoli di Girolamo e ai suoi orfanelli, dopo la sua morte così li esortava: “Continuate a seguire l’esempio di Girolamo, perché si arrivi alla riforma universale della Chiesa della quale  ebbe grandissima sete e compose anche una preghiera che diciamo ancora ogni giorno”.

 

Giovani Paolo II scrive che “affascinò i suoi contemporanei.”

Girolamo nacque a Venezia nel 1486 e morì a Somasca nel 1537: aveva 51 anni. Se fosse morto nel 1528  nessuno oggi lo ricorderebbe.  Cioè in nove anni ha percorso un cammino da gigante nella via della santità; unico laico tra i grandi Santi fondatori suoi contemporanei: Ignazio di Loiola, Gaetano Thiene, S.Antonio Maria Zaccaria, che erano sacerdoti.  La Chiesa  ha riconosciuto la sua santità, lo ha proclamato Patrono universale degli orfani e della gioventù abbandonata, uno dei grandi Santi riformatori della Chiesa.

Ha affascinato i suoi contemporanei. Il suo primo biografo, un suo intimo amico, scrisse subito dopo la sua morte: “Vedendo che il popolo cristiano era come un gregge senza pastore, partì da Venezia (1531); andò a Bergamo... qui  mise insieme molte buone persone,  sacerdoti e laici... nella valle di S.Martino... Come era bello vedere un gentiluomo veneziano, vestito come un contadino in compagnia di  molti poveri,anzi dovrei dire meglio cristiani riformati insieme ad uomini di famiglie nobili... andare nei campi a tagliare il grano, ammaestrando i contadini nella vita cristiana.

Questo uomo santo aveva radunato attorno a sé in tutto il bergamasco più di 300 persone”.

Perché affascinava? Non era per le opere che aveva  creato  a Verona, Brescia, Milano, Como, Pavia e Bergamo, ma per la testimonianza di una vita  secondo il Vangelo.

Due premesse credo necessario fare prima di addentrarci nell’argomento principale.

Prima:  In questi giorni non parleremo dell’intervento della Madonna nella vita di Girolamo. Però sappiamo bene la parte decisiva che ha avuto  all’inizio del suo cammino di conversione e poi in tutto il restante della sua vita. Nella tabella votiva di  S.Maria Maggiore di Treviso è scritto che Girolamo, uscito dal carcere di Castelnuovo di Quero, si è trovato di fronte ai soldati nemici. Girolamo si rivolse ancora alla Vergine, la quale “lo prese per mano” e lo condusse fino a Treviso: “Lo prese per mano”. E’ un gesto anche simbolico: La Madonna lo accompagnò, mano nella mano, per tutta la vita,  guidandolo nella sua missione e donandogli un cuore di madre. Quindi Maria dobbiamo vederla in questi giorni, come in trasparenza, in tutto ciò che diremo di Girolamo : Mani incrociate.

Seconda premessa: In queste sere  parleremo di ciò che Girolamo, mosso dallo SS, ha compiuto; ma non è che tutti siamo chiamati a fare ciò che lui ha fatto, ma la cosa più importante  ed utile per noi è scoprire  l’anima (le motivazioni) che erano alla radice del suo fare.

Diceva Girolamo “Il Signore si serve  per le sue opere di quelle persone che vogliono lasciarsi guidare dallo Spirito Santo”. Se scopriremo il segreto di Girolamo e lo accoglieremo, sarà lo Spirito Santo a guidarci nella via della santità e nell’operare.

La via della santità. Il Papa, nella Lettera Apostolica Novo Millennio Ineunte, ha lanciato con forza   il messaggio che ogni battezzato  è chiamato alla santità. come primo punto di partenza per la riforma  della Chiesa oggi:

In realtà, porre la programmazione pastorale nel segno della santità è una scelta gravida di conseguenze. Significa esprimere la convinzione che, se il Battesimo è un vero ingresso nella santità di Dio attraverso l'inserimento in Cristo e l'inabitazione del suo Spirito, sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre, vissuta all'insegna di un'etica minimalistica e di una religiosità superficiale. Chiedere a un catecumeno: « Vuoi ricevere il Battesimo? » significa al tempo stesso chiedergli: « Vuoi diventare santo? ». Significa porre sulla sua strada il radicalismo del discorso della Montagna: « Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste » (Mt 5,48). 

Come il Concilio stesso ha spiegato, questo ideale di perfezione non va equivocato come se implicasse una sorta di vita straordinaria, praticabile solo da alcuni « geni » della santità…”.(NMI n.31) 

La Chiesa ha sempre bisogno di riformarsi; per questo il Papa, all’inizio del terzo millennio ha lanciato un appello a tutta la Chiesa,   tracciando un programma per  realizzare questa riforma.

In  questi giorni ascolteremo alcuni punti del programma del Papa e vedremo come Girolamo davvero è attuale e ci insegna come  seguire il cammino che il Papa ha indicato, mediante il suo esempio.