i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Fonti Somasche

   
     
Lettera Patente del Lippomano (1 agosto 1538) 
 
Pietro Lippomano, vescovo di Bergamo, il primo ad accogliere Girolamo nella propria diocesi, risponde ad una richiesta di approvazione di alcuni Servi dei poveri.

Girolamo è morto da più di un anno senza aver scritto delle regole. I suoi compagni, dopo un primo sbandamento cercano di darsi una forma stabile e si rivolgono al Lippomano che di Girolamo fu anche amico. Da questa lettera emerge un progetto di vita che rivela quanto l'animo di Girolamo fosse rimasto nei suoi ed è testimone della sua spiritualità genuina.
 
 
 

 
Noi don Pietro Lippomano, per grazia di Dio e della Sede Apostolica Vescovo di Bergamo e Conte etc.

Ai diletti figli in Cristo: i presbiteri Alessandro de Evanexis, Federico de Panigarolis, Agostino de Barilis, AngeloMarco e Vincenzo de Gambaranis, Giovanni Belloni, Marco de Strata, Pietro Piemontese; i laici: Giovanni Maria di Casale, Giovanni Francesco, Daniele e Girolamo, fratelli di Bergamo,Giovanni da Milano, Giovan Pietro da Gorgonzola, cittadini delle rispettive città e diocesi di Bergamo, Brescia, Milano, Pavia, Como e Genova, Salute e amicizia eterna nel Signore.

Da non molto tempo ci é stata presentata una vostra petizione. Tutti voi, mossi dal desiderio di salvare la vostra anima e desiderosi di servire il sommo Iddio con sinceri sentimenti, abbandonate le occupazioni paterne e gli impegni del mondo, chiedete di comune accordo:
di voler vivere in comune come erano soliti fare al tempo dei santi Apostoli, e volervi applicare in continue orazioni, vivendo di elemosina,  senza aver preso l'abito di una particolare Religione approvata, ma perseverando ognuno nella sua specifica vocazione, chiedete di potervi eleggere un superiore, perpetuo o temporaneo, che sia il responsabile di questa vostra società o congregazione, e abbia facoltà di disporre e ordinare ciò che ognuno di voi dovrà fare.

Domandate pure che, tenendo conto delle capacità personali di ognuno,

- alcuni possano annunciare la parola di Dio, altri possano prendersi cura dei fanciulli e delle bambine abbandonate, delle peccatrici, delle donne convertite a Dio;

‑ altri possano servire negli ospedali soprattutto i poveri incurabili o affetti da altre malattie;

‑ altri, con il permesso del superiore della vostra società o congregazione, possano essere inviati per città e luoghi, a consolazione dei fedeli e a conforto delle chiese, come gli apostoli Paolo, Barnaba e Sila;

‑ infine fate richiesta di poter fare ogni altra cosa che sia a gloria e onore di Dio e giovi alla salvezza del prossimo e delle vostre anime.

Siccome dichiarate apertamente di voler fare tutte queste opere con l'autorizzazione degli Ordinari, nelle cui diocesi otterrete di vivere, e sotto la cui obbedienza volete restare, e siccome dubitate di poter fare tutto ciò senza scrupolo della vostra coscienza, avete rivolto a noi umile supplica per ottenere, quale speciale grazia, il nostro consenso e la nostra autorizzazione.

Infiammati dallo zelo della vostra devozione, Noi, per quanto ci é possibile, vogliamo cooperare con il Signore e aderiamo al vostro desiderio.

Siccome conosciamo bene le sante opere finora compiute nella nostra città e diocesi di Bergamo e a Somasca, siamo certi che voi e quanti entreranno a far parte della vostra società, con l'aiuto del Signore, ne potrete fare sempre di più grandi.

Per tutte le su indicate motivazioni

‑ potete venire nella nostra diocesi di Bergamo quando volete;

‑ potete ricevere in perpetuo o pro tempore tutte quelle opere che con carità e devozione vi saranno offerte;

‑ potete tenere quelle già ricevute o, se vi parrà opportuno, potete lasciarle;

‑ potete riunirvi insieme ed erigere congregazioni e società;

‑ potete vivere in comune, far preghiere pubbliche e private, notturne e diurne, da soli e in comune;

‑ potete eleggervi un superiore, che dovrà essere a Noi presentato per la ratifica; ogni vostra attività sia sottoposta al suo discernimento e alla sua autorità;

- potete emanare tutti quei statuti e ordinamenti che vi parranno giusti e doverosi.

- I Sacerdoti possono celebrare e, se sono ritenuti idonei dal superiore e sono autorizzati da Noi, possono predicare la parola di Dio; inoltre siano presentati a noi, per l'approvazione, tutti gli statuti e gli ordinamenti che farete.

Comunque, a tenore delle presenti, concediamo facoltà e potestà piena e libera che, a vostro giudizio:

‑ alcuni di voi, capaci, si prendano cura delle fanciulle e dei fanciulli orfani e abbandonati, delle peccatrici, delle donne convertite a Dio e, soprattutto, dei malati incurabili e dei poveri di Cristo;

‑ altri vadano itinerando a consolazione dei fedeli, delle persone devote e delle chiese;

‑ potete scegliervi un confessore idoneo, diocesano o regolare di qualsiasi ordine: egli ascolti le vostre confessioni, vi assolva da tutti i peccati, anche di quelli la cui assoluzione fosse a noi riservata, e vi imponga una salutare penitenza;

potete erigere un oratorio con altare portatile in tutti quei luoghi che, come detto, vi saranno concessi; in esso potrete celebrare, quando vorrete, sia voi sia altri sacerdoti;

- potete, infine, realizzare e compiere tutto quanto vi parrà conveniente all'amore di Dio, alla salvezza delle anime vostre e del prossimo.

Vogliamo però che siate sempre soggetti a Noi e al nostro signor Vicario e successori: che viviate sotto la nostra e sua obbedienza.

A tutti i Rettori delle Chiese e ai loro sostituti della città e diocesi di Bergamo comandiamo ‑ se contravverranno, sotto pena di scomunica, ipso facto incurrenda e premessa tuttavia !a tripIice ammonizione ‑ di non molestarvi nè impedirvi  in nessun modo e sotto qualsiasi pretesto, né direttamente né indirettamente, né in pubblico né in privato; né per sé né per altri; di non distogliervi in nessun modo dall'impegno di assumere la conduzione di simili opere pie; di non impedirvi di raggiungere, di godere e di avvalervi di tutte queste cose che Noi vi abbiamo concesso;

anzi, comandiamo che in tutte queste cose vi favoriscano, vi difendano e vi assistano tutte le volte che ne siano richiesti.

Voi, tuttavia, sforzatevi nel Signore, perché le vostre aspirazioni, la vostra vita, le opere di misericordia verso i poveri di Cristo rifulgano davanti agli uomini; per la testimonianza che voi date i fedeli cristiani glorifichino Dio Padre onnipotente e, infiammati dal vostro esempio, siano convertiti ad un migliore tenore di vita.

Inoltre, per l'autorità ordinaria della quale godiamo, a tutti i fedeli, che vi offriranno aiuto, consiglio e favore nelle cose suddette e a tutti quelli che daranno una mano a voi che avete deciso di vivere nella sincera povertà di Cristo, concediamo quaranta giorni di indulgenza, toties quoties, nella forma consueta della Chiesa imponendovi tuttavia di non tralasciare di pregare per il felice stato del nostro signore il Papa Paolo III, del serenissimo Dominio di Venezia ed anche per noi.

Bergamo, 1° agosto 1538.

Dal nostro palazzo arcivescovile

    In fede Ales. Alegrius

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