i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Fonti Somasche

   
     
Ordini  dei signori protettori (1563)
 

 
Girolamo è morto ormai da 26 anni e la sua opera continua ad avere forme di collaborazione con persone laiche che, pur rimanendo nelle proprie famiglie, condividono gli ideali della "Compagnia dei Servi dei poveri". Venivano chiamati "protettori" e avevano degli statuti. Eccone uno stralcio, affascinante per la sua concretezza e l'idealità di una vita impegnata e di comunità.
 

 
 


Come prima cosa si esortano tali protettori a vivere con uno stile cristiano, che si realizza nel precetto di una vita sobria, pia e giusta. Per sobrio s'intende esser un uomo da bene, giusto verso il prossimo, pio verso Dio. La sobrietà cristiana si dimostra nel vivere, nel vestire e nel conversare: perciò i fratelli di questa compagnia vivano in casa loro modestamente secondo il loro stato e non abusando delle cose del mondo; abbiano un abito di onesto cristiano; fuggano, per quanto è in loro, le cattive compagnie, né facciano traffici ove sia peccato manifesto o pericolo di peccato: la qual cosa eviteranno se useranno frequentemente il consiglio de loro padri spirituali. Attendano anche con vigilanza che le moglie, figli e la famiglia viva in simile coerenza, cioè che i loro costumi, abiti, pratiche e vita siano cristiane, senza bestemmiare, senza giochi che non siano di ricreamento, onesti in ogni conversazione; e si mantengano nell'amore di Dio e del prossimo, né faccino agli altri quello che non vorrebbero esser loro fatto e facciano agli altri quel che vorrebbero esser fatto loro; anzi, per quanto sta in noi è meglio fare il bene e patire il male. Non abbiano roba d'altri, né liti, e massimamente non abbiano contrasti fra loro; e se ci fosse necessità qualche decisione particolare, non la prendano senza il consenso del loro priore e del loro padre spirituale, sopratutto se si tratta di debitori o creditori e fossero costretti a far lite, mostrandosi sempre pronti a ricomporsi con il loro avversario

Se qualcuno de fratelli cadesse ammalato, avverta la compagnia, in modo che sia visitato e aiutato dai fratelli, tanto spiritualmente, quanto corporalmente: nell'uno esortandolo ai sacramenti, cioè confessione, comunione e secondo il bisogno anche agli altri come  unzione degli infermi; nell'altro, ove ci fosse il bisogno, sovvenendoli dei beni temporali, e non patisca fin che il signor Dio gli renda la sanità o, se gli è per il meglio, la patria celeste. E questo si faccia proporzionatamente secondo l'indigenza dell'infermo. E quando andasse a meglior vita, allora non manchino a quell'anima le messe di suffragio, come si usa fra simili fraternità; con ciò sia cosa che in questi casi l'eredità si deve spendere all'onor di Dio e al servizio del prossimo, più che a propria comodità; ricordando che di quante preghiere si fanno per la compagnia in tutte le altre città, sono partecipi tutti i fratelli sia i vivi, quanto i defunti.

Sopra tutto studino di vivere piamente per Dio, dal quale procede ogni bene. E però ogni giorno si ricordino della sua grandezza, alzando la mente a Dio e facendo preghiera mentale, o dicendo almeno il "Pater noster" e il salmo "Deus in nomene tuo salvam me fac"; e chi non sapesse leggere, preghi col rosario. E perché il vincolo e unione di questa carità sono i santissimi sacramenti, si esortano tutti nel Signore che ogni mese faccino almeno una volta la confessione e ricevano l'eucarestia (medicina contro tutte le indisposizioni corporali e mentali), a meno che non siano ritenuti impediti  per una giusta causa, il che sia a conoscenza del padre spirituale. E in quella domenica si dicano i sette salmi penitenziali.

 

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