Fonti Somasche

   

La vita dell'Anonimo

Storia 
di 
Girolamo Miani

 

 

    Uno scrittore del 1500, concittadino, contemporaneo e amico di Girolamo Miani, ne ha tracciato uno splendido profilo, condensando in poche pagine ricordi personali e altre informazioni raccolte da amici e conoscenti, dando vita ad una minuscola quanto intensa storia. 

    La cosa curiosa  è che rimane ignota l'identità di questo amico e biografo di Girolamo, per cui il suo scritto è passato alla storia col nome di "Anonimo".

    Nello scritto si può distinguere una struttura 5 parti e 14  capitoletti:

punto elenco

PRELUDIO (1486-1510)
I, Nazionalità, famiglia, carattere

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PARTE PRIMA - PERIODO VENEZIANO (1511-1531)
II, Vicissitudini giovanili vicende familiari
III, Discepolato cristiano
IV, Esperienze ascetiche avanzate
V, Carestia e pestilenza del 1528
VI, Contagio e guarigione
VII, La « scuola » a san Rocco
VIII, Unificazione delle opere

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PARTE SECONDA - PERIODO LOMBARDO (1532-1534)
IX, Partenza da Venezia
X, Missione a Bergamo, Cremona, Crema, Milano
XI, La Compagnia dei servi dei poveri

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INTERMEZZO VENEZIANO (1534-1535)
XII, Soggiorno a Venezia

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FINALE (1535-1537)
XIII, Esperienze mistiche
XIV, I patti con Cristo


Per comodità ogni capitolo è stato suddiviso in versetti, spesso usati per citare il testo in temi e conferenze, facilitando così la ricerca del passo corrispondente. I versetti li troverete segnati in rosso

 

 

PRELUDIO (1486-1510)

 

I, 1-10 Nazionalità, famiglia, carattere

 

1 Venezia fu città natale a Girolamo Miani. 2 Una città che, per la sua collocazione nella laguna adriatica, bellezza di palazzi, presenza di abitanti provenienti da ogni parte del mondo, regime di libertà imperante dagli antichi tempi, talmente s'impone all'umana ammirazione da non aver bisogno di lode altrui. 3 Fu membro di una nobilissima famiglia comunemente indicata come Casa dei Miani, mentre – a giudizio di molti – bisogna chiamarla degli Emiliani. 4 I quali, durante le invasioni dei Goti e di altre genti barbare, come tante altre famiglie ora in Venezia abbandonarono Roma portando con sé tutti i loro averi, e vennero ad insediarsi qui, dove la gente superficiale interprete delle cose, li chiamò Miani e non Emiliani. 5 Un casato, questo, la cui nobiltà è testimoniata dai suoi il non pochi prelati, e santi senatori, che, in varie epoche, parteciparono al governo della repubblica contribuendo a renderla, illustre e famosa con i loro sapienti consigli. 6 Suo padre si chiamava Angelo la madre Dionora (o meglio Leonora) Morosini, quasi a significare un arcano presagio come se, per mezzo di un angelo e di Dio creatore, dovesse nascere un santo dal nome sacro. 7 Suoi fratelli maggiori furono Carlo, Luca e Marco. 8 I genitori offrirono a Girolamo l'educazione prevista dalla tradizione patrizia della Repubblica. 9 Uomo dal tratto molto fine, godeva egli molte amicizie, conquistate dalla sua innata cordialità e benevolenza: era, infatti, allegro, cortese, coraggioso. 10 D'intelligenza a livello dei suoi pari – benché eccellesse nell'amare più che nel ragionare - statura bassa, carnagione scura, era dotato di un fisico robusto e scattante, talora dominato dall'ira.

 

 

PARTE PRIMA - PERIODO VENEZIANO (1511-1531)

 

II, 1-9 Vicissitudini giovanili vicende familiari

 

1 Durante la gioventù si trovò in situazioni particolarmente difficili, ma sempre seppe adattarsi alle vicissitudini dei tempi. 2 Nel corso della guerra combattuta dalla Repubblica contro la Lega di Cambrai, mi disse d'essersi arruolato per qualche tempo in cavalleria, 3 e di non aver saputo evitare le colpe della gente d'armi dei nostri tempi, quasi a conferma di quanto scrive san Paolo: « la nostra ingiustizia loda la giustizia di Dio ». 4 Non perché arruolarsi significhi darsi al male, bensì a causa dell'immoralità di quanti intraprendono la carriera militare, e dello  scandaloso comportamento dei capitani. 5 L'esercito dovrebbe proteggere e promuovere la moralità cristiana, mentre gli uomini in armi l'hanno trasformato in un covo di libidine, ruberie e, peggio ancora, in una lurida cloaca di malcostume. 6 Sicché oggi, esser soldato corrisponde darsi al libertinaggio, alla prepotenza e crudeltà, all'avidità di guadagno, rinnegando l'onestà, il coraggio e la magnanimità 7 Qualche tempo dopo la fine della guerra, per disposizione provvidenziale, morì improvvisamente suo fratello Luca, lasciandogli alcuni figli in tenera età, assieme alla madre, ed il commercio delle stoffe di lana. 8 L'uomo pio si assunse il compito di assistere la vedova, e di educare i nipoti orfani, finché avessero raggiunto una maggiore età. 9 Per molti anni amministrò i loro beni familiari, ed il loro commercio della lana, senza mai volerne utile alcuno, ma solo per puro e autentico amore cristiano.

 

III, 1-10 Discepolato cristiano

 

1 Quando piacque al benignissimo Iddio ‑ colui che ab aeterno prima ancora della creazione del mondo ama e predestina i suoi figli ‑di toccargli il cuore, e con santa ispirazione attirarlo a sé dalle occupazioni del mondo, 2 rinunciò a partecipare alle riunioni del Maggior Consiglio, e l'impegno avuto prima per gli uffici della Repubblica lo rivolse alla cura dell'anima, e al desiderio della patria celeste. 3 Assorto in santi pensieri, il servo di Dio, all'udire spesso quel vangelo « chi vuol essere mio discepolo rinneghi se stesso e mi segua », sospinto dall'interiore mozione della grazia, decise di imitare il suo caro maestro Cristo, quanto più perfettamente possibile. 4 Parlava con poche persone. Evitava di stare in ozio, anzi provava fortissimo dolore quando avesse trascorso anche una sola ora senza aver compiuto qualche buona opera. 5 Aiutava i poveri con le elemosine che poteva permettersi, li consigliava, li andava a trovare, li difendeva. 6 Sovente visitava chiese, ascoltava predicazioni, partecipava a messe. 7 L'ascolto della parola di Dio lo portò a riflettere stilla sua ingratitudine e, ricordando le colpe commesse contro il suo Signore, sentiva odio contro se stesso e la sua vita passata. 8 Spesso piangeva, spesso si poneva ai piedi di Gesù crocifisso, e lo pregava di essergli salvatore, non giudice. 9 Cercava la compagnia di quanti potevano aiutarlo col consiglio, l'esempio, la preghiera: molte furono le persone che il Signore gli mise accanto per la cura della sua anima. 10 Tra queste, un venerato padre canonico regolare veneziano, rinomato per cultura e bontà, il cui nome ‑essendo egli ancor in vita ‑ non voglio rivelare, il quale lo diresse spiritualmente per molti anni, introducendolo nel cammino di vita eterna.

 

IV, 1-11 Esperienze ascetiche avanzate

 

1 Con moderati digiuni cominciò a vincere la gola, principio di ogni vizio ‑ vegliava la notte, né mai si coricava se non stremato dal sonno. 2 Leggeva, pregava, lavorava. Si umiliava quanto più gli era possibile nel vestire, parlare, conversare, e molto più dentro il cuore, stimandosi un niente, e attribuendo ogni bene posseduto alla grazia del Signore. 3 Cercava di parlar poco, quel che era veramente necessario, sapendo che la lingua è data per lodare Dio edificare il prossimo chiedere il necessario. 4 Custodiva gli occhi con gran diligenza perché non indulgessero ad osservare cose di cui poi avesse a pentirsi, conoscendo il detto «distogli i miei occhi dal vedere la vanità ». 5 Era edificante vederlo sempre allegro, tranne quando gli tornavano alla mente le colpe passate. 6 Risoluto a sradicarle completamente, usava questo metodo: individuato il vizio da combattere, ogni giorno si esercitava negli atti di virtù ad esso contraria ‑ vintone uno, passava ad un altro. 7 In tal modo, assistito da Dio, che gli infondeva via via maggior fervore, rapidamente si liberò dalle abitudini peccaminose, e si rese atto a ricevere il seme della divina grazia. 8 Per cui spesso mi esortava: fratello, se vuoi liberare la tua anima dal male, e renderla casa del Signore, comincia da un peccato, afferralo per i capelli, domalo per bene, poi passa agli altri e sarai presto guarito. 9 Aveva deciso fermamente in cuor suo di soffrire ogni male per amore del suo Signore. 10 Sicché, un giorno, essendo stato offeso gravemente e ingiustamente ‑ come mi narrò il magnifico signor Paolo Giustiniani, presente al fatto ‑ e, minacciandolo uno sciagurato di strappargli la sua lunga barba, pelo a pelo, rispose soltanto: se così vuole il Signore, fa pure, eccomi! 11 Chi assisté al fatto disse che, se Girolamo fosse stato ancora quello di prima, non solo non avrebbe tollerato l'offesa, ma avrebbe stracciato con i denti l'offensore.

 

V, 1-12 Carestia e pestilenza del 1528

 

1 Al servo di Dio, che si era purificato da colpe e abitudini peccaminose, stabilendosi in un santo dominio di sé, la bontà divina preparò, come a nuovo soldato di Cristo Gesù, ottima opportunità d'imitare il suo capitano, e di guadagnarsi la felicità eterna. 2 Volendo Dio liberare gli Italiani dalla pesante schiavitù di vizi vergognosi, per suo giusto giudizio, anzi per suo amore e misericordia, scoppiò nel 1528 una paurosa carestia, come tutti sanno e tristemente ricordano. 3 Per tutta l'Italia e l'Europa, nelle campagne, borghi e città, migliaia di persone morivano di fame. 4 Tanta era la penuria di grano ‑ poco ce n'era e quel poco a prezzi impossibili ‑ che i poveri affamati mangiavano i cani e gli asini, e per verdura non avevano ortaggi, ma erbe selvatiche senza olio e sale. 5 Ma che dico erbe? in alcuni luoghi si cercò di mangiare vecchio fieno minutamente tagliato, e la paglia usata per tetto sulle case. 6 Saputosi che nella nostra città si trovava da viver meglio che altrove in Italia, innumerevoli schiere di poveri, spinti da questa calamità, abbandonate le loro abitazioni, simili ormai a sepolcri dei vivi, si riversarono a Venezia con mogli e figli. 7 Nelle piazze e lungo le strade si sentivano i disgraziati non gridare, perché non ne avevano la forza, ma silenziosamente piangere l'avvicinarsi della morte. 8 Vedendo questo spettacolo, il nostro Miani, ardente di viva carità, si mise a loro disposizione per offrire ogni possibile assistenza. 9 In pochi giorni spese tutto il denaro che aveva ‑ vendette vestiti, tappeti, mobili e altri oggetti domestici, distribuendone il ricavato per questa pia e santa impresa. 10 Ad alcuni forniva il cibo, altri li vestiva ‑ perché era inverno ‑ altri riceveva in casa sua, altri incoraggiava a pazientare, e ad accettare volentieri la morte per amor di Dio, ricordando loro che in cambio di tale pazienza e fede era promessa la vita eterna. 11 Passava l'intera giornata in questo lavoro. A volte, non bastando le ore del giorno, andava anche di notte percorrendo la città. 12 Quelli che trovava malati ma vivi li soccorreva, com'era in grado di fare, mentre i cadaveri giacenti lungo le strade se li poneva in spalla, come se fossero balsamo e oro, poi segretamente, senza farsi riconoscere, li portava ai cimiteri, o altri luoghi sacri.

 

VI, 1-9 Contagio e guarigione

 

1 Mi mancherebbe il tempo se volessi narrare dettagliatamente le sue opere cristiane. In esse consumò tutto quello che era di sua proprietà. 2 Allora piacque al Signore metterlo alla prova nella sua stessa salute, come già aveva fatto al pazientissimo Giobbe 3 All'orrenda carestia fece seguito un'epidemia petecchiale, con macchie paonazze, rosse e d'altri colori, che si diffondevano su tutto il corpo. 4 Il valoroso soldato di Cristo, a contatto con appestati e cadaveri, fu colpito dall'epidemia. 5 Appena se ne rese conto, si confessò, ricevette il santo Viatico, e si affidò al Signore, sua unica speranza e rifugio. 6 Non parlava di sé, e si comportava come se la malattia non fosse sua, attendendo con pazienza che si manifestasse la volontà del Signore Iddio. 7 Quando già i medici avevano perduto ogni speranza, inaspettatamente, nel giro di pochi giorni, ricuperò la salute, 8 e, subito, sebbene non ancora ben ristabilito, ritornò all'opera iniziata, 9 con maggior fervore di prima, avendo felicemente sperimentato che il Signore non abbandona mai quanti si dedicano al suo servizio ma, anzi, suole operare cose nuove e mirabili nei suoi servi.

 

VII, 1-13 La « scuola » a san Rocco

 

1 Dopo aver lungamente riflettuto su questa speciale protezione divina, prese la decisione di lasciare nelle mani del nipote, divenuto ormai giovanotto, il commercio della lana, e gli presentò un completo rendiconto dell'amministrazione. 2 Si ritirò dagli affari, depose l'abito civile ‑ ossia la lunga veste con manica a largo gomito, chiusa ai polsi ‑ e indossò un vestito di panno grezzo, color giallastro, con mantellino e scarpe grossolane. 3 Scelse alcuni fanciulli incontrati mentre andavano mendicando e, affittata una bottega vicino a san Rocco, vi aperse una tal scuola che nemmeno Socrate, con tutta la sua sapienza, fu mai degno di vedere. 4 Là non si spiegavano le vane scienze di Platone e Aristotele ‑ si insegnava, invece, che ogni uomo diventa dimora dello Spirito Santo, figlio ed crede di Dio, attraverso la fede in Cristo, e l'imitazione della sua santa vita. 5 Aveva chiamato alcuni maestri per insegnare al fanciulli a fare chiodi di ferro, ed egli stesso lavorava con loro in questo mestiere. 6 Durante il lavoro cantavano salmi pregavano giorno e notte, tutto era a disposizione di tutti, 7 facevano a gara nell'esercizio della povertà, desiderando ciascuno essere più povero degli altri. 8 Loro letto era la paglia con uno straccio di coperta ‑ mangiavano pane grossolano, frutta o legumi. 9 Il santo di Dio ammaestrava quei fanciulli nel timore di Dio, a non considerare nulla come proprio, a vivere insieme, a guadagnarsi la vita con il proprio lavoro, non col mendicare. 10 Insegnava che il mendicare non si addice ai cristiani, tranne che agli infermi, inabili a sostentarsi con le proprie fatiche, e che ciascuno deve imparare a mantenersi con le sue mani, secondo quanto è scritto: « chi non lavora non mangi ». 11 Nessuno come lui amava e serviva i servi del Signore, qualunque fosse il loro stato sociale ‑ per vescovi e sacerdoti aveva massimo rispetto. 12 Era d'animo tanto retto che quanto non passava per la sua mente non lo sospettava negli altri, anzi di tutti aveva ottimo giudizio. 13 La sua premura non si limitava ai fanciulli della bottega a san Rocco ma, quale padre universale dei poveri, andava distribuendo, personalmente o tramite altri, le elemosine raccolte, a Mazzorbo, Torcello, Burano, Chioggia, e nelle isole chiamate « le contrade ».

 

VIII, 1-11 Unificazione delle opere

 

1 Dedicò molto tempo a questa utile e santa opera. 2 Poi i dirigenti dell'ospedale degli Incurabili lo invitarono a riunire le due scuole dei fanciulli in una sola, sotto la sua guida. 3 Egli, desideroso com'era di non legare l'anima sua (creata ad immagine di Dio) ad alcun luogo particolare, per aderire sempre alla volontà del Signore, vi andò volentieri. 4 Di tutte le sue iniziative, di quanta edificazione fosse la sua vita, mi sono testimoni quelle buone persone che sono ora alla direzione dell'ospedale. 5 Andavo spesso a fargli visita, come prima a san Rocco ed egli, oltre a trattenersi con me in sante conversazioni (Dio sa il puro e cristiano amore che aveva per me), 6 mi mostrava i lavori di sua mano, i gruppi di fanciulli, e mi parlava delle loro inclinazioni. 7 Tra gli altri ce n'erano quattro ‑ credo non superassero gli otto anni ‑ a riguardo dei quali mi confidava: questi pregano con me, sono spirituali, e ricevono grandi grazie dal Signore. 8 Riguardo altri riferiva: questi leggono bene e scrivono, quelli lavorano, questo è molto obbediente, quest'altro ha imparato ad osservare molto bene il silenzio ‑ ed ecco qui i loro capi, mentre quello è il padre che li confessa. 9 Mi mostrava il suo lettuccio, talmente stretto da assomigliare ad un sepolcro piuttosto che ad un letto. 10 Mi invitava a far vita comune con lui, sebbene io mi ritenessi indegno di stare alla presenza di tal uomo. 11 Spesso manifestava col pianto il suo desiderio della patria celeste certo, se io non fossi stato così chiuso, le sue parole sarebbero entrate in me come fiamme di divino amore, e di desiderio di cielo.

 

PARTE SECONDA - PERIODO LOMBARDO (1532-1534)

 

IX, 1-10 Partenza da Venezia

 

1 Ora è necessario che io lo difenda dall'accusa d'instabilità, rivoltagli da qualche ignorante, per il fatto di aver rinunciato all'impegno dell'ospedale, e di essere partito da Venezia, per andare altrove. 2 Non sanno costoro quanto siano misteriosi i progetti di Dio, e che Cristo stesso, a quanti volevano trattenerlo, dichiarava: « bisogna che io evangelizzi anche le altre città »? 3 Perché allora meravigliarsi che egli abbia abbandonato la sua patria? non si trasportano forse le gemi‑ne dal luogo di origine ad un altro? 4 Incenso, cinnamomo, cassia, ed altri prodotti pregiati non vedono spesso un cielo nuovo? 5 Forse che il sole si ferma dove nasce, o non piuttosto continua a girare finché abbia compiuto il suo corso diurno? 6 così questa gemma preziosa, questa impareggiabile creatura del Signore, questo sole luminoso dalla vita esemplare, non restò sempre in un luogo 7 ma, vedendo che il popolo cristiano era come gregge senza pastore, lasciata Venezia andò a Bergamo. 8 Quanto  fuoco d'amore per Dio e il prossimo, quanto zelo per la salvezza delle anime abbia ivi acceso, lo testimoniano vescovi, prelati, ed altre pie persone che lo conobbero. 9 Provava grandissimo dolore per le eresie ed i loro promotori. 10 Affermava che il Signore permette che il cristiano soffra mancanza di cose materiali affinché, trovandosi in stato di necessità, impari a vedere Dio in coloro che sanno donare l'elemosina che salva.

 

X, 1-13 Missione a Bergamo, Cremona, Crema, Milano

 

1 Favorito dal vescovo e da altre buone persone, mise ordine negli ospedali del territorio di Bergamo 2 e, facendosi sempre accompagnare da alcuni fanciulli ben iniziati alla vita cristiana, raggiungeva i paesi del bergamasco, invitando gli abitanti a tornare alla vita beata proposta dal santo vangelo. 3 Della sua carità diede spettacolo non soltanto in questi luoghi ma, spingendosi fin nel cremonese e cremasco, vi compì le medesime opere. 4 Attraversato il fiume Adda, assieme a molti dei suoi poveri, entrò nel milanese, e qui avvenne un fatto che non conviene tralasciare. 5 Mentre si trovavano nel territorio del Ducato, si ammalò lui e molti di quanti l'accompagnavano. 6 Imbattutisi in un casolare scoperchiato e abbandonato, dove c'era soltanto un po' di paglia, vi presero alloggio, 7 sprovvisti di pane, di vino, denari, perché il coraggioso cristiano portava con sé, a suo sostentamento, soltanto una viva fede in Cristo, 8 Mentre attendeva l'intervento divino, passò da quelle parti un suo e nostro amico, il quale sentì l'ispirazione di entrare là dove giaceva febbricitante il sant'uomo. 9 Lo riconobbe e gli disse: messer Girolamo, se gradite, farò portare voi solo ad una mia abitazione qui vicino, e là sarete ben curato. 10 Con animo nobilissimo rispose: vi ringrazio molto, fratello, per la vostra bontà, e son contento di andarci purché, insieme, accogliate anche questi miei fratelli con i quali io voglio vivere e morire. 11 La proposta parve a quello troppo onerosa e, preso commiato, partì da lì. 12 Giunto a Milano, riferì la cosa al duca Alfonso [Francesco] Sforza ‑ il Signore Iddio abbia misericordia della sua anima ‑ 13 e questi, informato sulla nobiltà del servo di Dio, gli  mandò le cose necessarie, poi lo fece condurre a Milano la sua compagnia, e alloggiare in un ospedale, dove egli preferiva trattenersi più che in qualsiasi altro luogo.

 

XI, 1-13 La Compagnia dei servi dei poveri

 

1 Non si limitò qui la sua carità, anzi, dopo aver ridato buona e cristiana sistemazione a quell'ospedale, 2 per volontà dello Spirito Santo, si trasferì in territorio cremasco e lì, in breve tempo, attirò a sé molte buone persone, alcuni sacerdoti, altri laici. 3 Tutti insieme formarono a Bergamo, in val di san Martino, alcune congregazioni di poveri abbandonati 4 i quali, curati, vestiti e iniziati alla vita cristiana, si guadagnavano da vivere con le loro personali fatiche. 5 Il sant'uomo, senza mai abbandonare la sua amica povertà, aveva raccolto in queste sante congregazioni del bergamasco, cremasco e comasco, più di trecento persone, 6 ammaestrate nei santi costumi cristiani, e affidate alla guida di buoni sacerdoti e laici, 7 i nomi dei quali non voglio far conoscere, affinché la  gloria resti al Signore. Essi sono noti allo Spirito Santo, e scritti nel libro della vita. 8 Era spettacolo mirabile, in tempi inquinati da tanti vizi, vedere un nobile veneziano vestito alla rusticana , in compagnia di molti poveri ‑ anzi, per dir meglio, cristiani riformati, gentiluomini nobilissimi secondo il santo vangelo 9 andare per le campagne a zappare, tagliare migli, e compiere altri lavori di questo genere, sempre cantando salmi e inni al Signore, 10 istruendo i poveri contadini nella vita cristiana, mangiando pane di sorgo, e altri cibi agresti. 11 Sicché mi sembra si debba mostrare severa deplorazione per quei potenti signori che, oziosi e pasciuti, passano la vita tra giochi e feste in splendidi palazzi e sale dorate, 12 senza alcun pensiero alla futura vita beata, felice, immortale, colma di ogni delizia, 13 allorché, d'improvviso, lasciati i loro lussi e ricchezze, vengono portati via a sepoltura, soli, poveri e nudi.

 

INTERMEZZO VENEZIANO (1534-1535)

 

XII, 1-8 Soggiorno a Venezia

 

1 Il sant'uomo visse a lungo in questo stato di perfezione, poi tornò a Venezia per occuparsi di alcune opere pie. 2 Vi rimase poco più di un anno, vestito alla rusticana, come gli era ormai consueto. 3 Era meraviglioso osservare un uomo in miseri panni da mendicante, ma dall'animo talmente nobile ‑ mirabilmente adorno di costumi casti, delicati e prudenti ‑ che all'attenzione dei buoni sembrava un concerto delizioso di virtù. 4 A me pareva addirittura divino che avesse grandissima misericordia per i peccatori, e non pensasse mai male d'alcuno. 5 Visitò i suoi amici, tra i quali i più intimi e cari erano il reverendo arcivescovo di Chieti, ora cardinale, i due Lippomano, uno priore della Trinità, l'altro vescovo di Bergamo, il vescovo di Verona, e molti altri di minore notorietà. 6 Più di tutti amava i suoi cari poveri, come quelli che meglio gli rappresentavano Cristo. 7 Spesso ci trattenemmo insieme, e mi riempì di tanti santi ricordi, e cristiane speranze, che ancor oggi risuonano nel mio animo. 8 Poi si accomiatò da noi in modo che non ci saremmo più visti in questa vita ma, come spero per misericordia di Dio, per sempre nell'altra.

 

FINALE (1535-1537)

 

XIII, 1-9 Esperienze mistiche

 

1 Credo fosse giunto all'età di 56 anni, dodici dei quali aveva speso in vita austera e cristiana, 2 allorché piacque al benignissimo nostro Dio, il quale dona beni eterni in cambio di lievi fatiche, chiamarlo alla patria celeste. 3 Per divina disposizione nel territorio bergamasco scoppiò una malattia epidemica, poco conosciuta dai medici, la quale portava a morte in 14 o più giorni. 4 Il santo dimorava allora in Val di san Martino, con molti dei suoi, dai quali si allontanava, a volte, per ritirarsi solo in una grotta per le sue contemplazioni. 5 Nel corso dell'epidemia uno dei suoi aveva contratto il morbo, ed in pochi giorni si era ridotto agli estremi. 6 Essendo già in punto di morte, veniva assistito, come si suole fare in tal caso, da molti tra i quali c'era anche messer Girolamo. 7 Dopo esser rimasto a lungo senza parlare né dar segni di vita, improvvisamente, come destandosi da profondo sonno, si alzò 8 e, come meglio poté, esclamò: cosa mai ho visto! Essendogli stato chiesto cosa avesse visto, 9 rispose: ho visto un bellissimo seggio avvolto da splendida luce, e sul seggio un fanciullo con in mano una scritta in cui si leggeva « questo è il seggio di Girolamo Miani ».

 

XIV, 1-9 I patti con Cristo

 

1 All'udire tutti si stupirono, ma più di tutti rimase sorpreso lui, messer Girolamo, per cui decise di andarsene altrove, 2 e ai suoi compagni che non volevano permetterglielo rispose: «lasciatemi perché tra poco né voi né altri mi vedranno più ». 3 Sebbene non fosse chiaro il significato della risposta, nessuno di quanti l'aveva udita poteva pensare che il Signore li volesse privare del loro padre e pastore. 4 Ma Iddio benignissimo, per rimunerarlo dalle sue fatiche, e per far sì che non ci attacchiamo ad alcuna creatura, per quanto santa essa sia, 5 permise che contraesse la malattia, nella domenica che la gente di mondo chiama di carnevale, mentre per la Chiesa è la quinquagesima. 6 Oppresso gravemente dal male, dopo quattro giorni rese l'anima a Dio, con tanta serenità, come raccontano i presenti, che mai mostrò di aver paura, 7 anzi diceva di aver fatto i suoi patti con Cristo, alla maniera di quanto si legge in Geremia al cap. 31, ed in Ezechiele al cap. 26. 8 Esortava tutti a seguire la via di Gesù crocifisso, a disprezzare il mondo, ad amarsi l'un l'altro, ad aver cura dei poveri assicurando che Dio non abbandona mai chi compie tali opere. 9 Facendo queste e altre simili esortazioni, lasciò la vita mortale, e se ne andò a godere l'eterna.

 

Il Signore per sua bontà, voglia donarla pure a noi, Amen!