i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Testimonianze

   

Cosa Farebbe Girolamo Oggi?

"Anche solo un bicchiere d'acqua fresca..." 
 nel mondo del lavoro.

   
   
   
   
 
 

C'è una frase del Vangelo che viene comunemente associata alla vita e alle opere di S. Girolamo Emiliani: “E colui che avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca ad uno di questi piccoli, in verità vi dico: non perderà la sua ricompensa ". è una Parola che mi colpisce sempre e che mi propongo di mettere in pratica nelle varie circostanze della mia vita.

Sin dai tempi della scuola ho sempre avuto il desiderio di fare qualcosa per gli altri, in particolare gli ultimi. Le occasioni per fare nel mio tempo libero come scelta di dedicarne una parte a questo impegno, non sono mancate. Le attività che la Comunità porta avanti sono tante e così non ho avuto che l'imbarazzo della scelta.

In particolare ricordo l'esperienza fatta per diversi anni come animatrice dei gruppi più giovani della Comunità. Come in tutti i gruppi più o meno eterogenei anche in quello dì cui ero animatrice c'erano dei ragazzini che avevano bisogno di un'attenzione particolare. Ricordo ad esempio una ragazza di 13 anni molto ribelle che proveniva da una famiglia numerosa e disagiata economicamente e che abitava in un quartiere popolare alla periferia della città. Amarla significava per esempio valorizzare le azioni e i gesti belli che coglievo  e magari invitarla a condividerli nei momenti di comunione di gruppo. Oppure prima e dopo le giornate mensili e gli incontri periodici andarla a prendere e riaccompagnarla a casa per venire incontro alle difficoltà della sua famiglia e, nonostante il suo carattere difficile, stabilire con lei un rapporto di amicizia ascoltando e canticchiando con lei le sue canzoni preferite durante il tragitto da e verso casa sua, oppure ascoltando le sue confidenze.

Il mio desiderio più forte però è sempre stato quello di potere anche con il mio lavoro, dedicarmi al servizio degli altri e mi chiedevo come avrei potuto realizzare quest'aspirazione partendo dagli studi fatti (sono laureata in Scienze Politiche), e data l'attitudine che sentivo al lavoro nella Pubblica Amministrazione.

Dopo un periodo molto intenso e faticoso di studio ho raggiunto l'obbiettivo professionale che mi ero posta: dall'ottobre dello scorso anno sono funzionario del Comune della mia città il servizio a cui sono stata assegnata è quello della gestione degli alloggi  popolari situati nel Comune.

L'impatto con questa realtà è stato molto forte, l'utenza infatti è caratterizzata da famiglie in condizioni socio‑economiche molto disagiate e priva di uno dei beni primari della vita: la casa.

Le richieste avanzate all'ufficio sono sempre numerosissime e così l'afflusso del pubblico, tuttavia poiché il patrimonio comunale non è illimitato spesso non è possibile esaudire tali richieste; a ciò si aggiunga che in molti casi, a tutela dei patrimonio, bisogna attivare dei procedimenti sanzionatori che giungono fino alla revoca dell'assegnazione e al rilascio forzato dell'alloggio.

Il rapporto con l'utenza non è quindi sempre facile, tuttavia sin dall'inizio il mio sforzo è stato quello di dare un'anima al lavoro mio e dei collaboratori dell'ufficio di cui sono responsabile, questo significa ad esempio dedicare anche molto tempo all'ascolto dei singoli utenti che in molti casi si aprono e raccontano le loro vicende più personali, i loro sentimenti più intimi, significa anche tutelare e rispettare la privacy nel disbrigo delle pratiche in particolare quando toccano aspetti delicati come lo stato di salute o la condizione economica dei singoli soggetti; significa ancora creare un ambiente accogliente e armonioso per la ricezione e l'attesa del pubblico, pur con i limitati mezzi economici a disposizione per questo; ma significa soprattutto contribuire a superare la prassi consolidata e diffusa che si discosta da questo stile.

In modo particolare amare gli ultimi nel mio lavoro significa far sentire agli utenti di essere trattati allo stesso modo cercando di superare i condizionamenti dall’ambiente: gli ultimi sono quelli che non hanno nessuna voce, ed è rivolto in particolare verso questi il mio impegno.

Anche nei rapporti con i colleghi cerco di avere un'attenzione e un amore particolare per gli ultimi, così ho instaurato un rapporto molto bello con una collega molto fragile emotivamente e che non è pienamente integrata nell'ambiente di lavoro, approfittando di tutte le occasioni utili per scambiare due chiacchiere, l'amicizia è stata subito ricambiata.

Nonostante non sia sempre facile essere coerenti con l'impegno di amare tutti e in particolare gli ultimi, la volontà è quella di cogliere ogni occasione, affrontando anche le responsabilità e le situazioni difficili come opportunità per mantenere fede all'impegno

M. P.
 

 

Cosa farebbe Girolamo oggi se fosse al nostro posto? E' una domanda che tanti giovani si sono posti e trovando di volta in volta risposte diverse...
Proveremo ad ospitarne alcune nella speranza di poterne stimolare altre nuove innescando un circolo "virtuoso"...

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