i Giovani con i Padri Somaschi     

 

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Cosa Farebbe Girolamo Oggi?

Il Vangelo a scuola

   
   
   
 


Ciao! Sono Elisa, ho 18 anni e frequento l'ultimo anno del liceo classico a Torino. Un primo punto della mia esperienza di ragazza cristiana a scuola risale al primo anno di liceo, cioè a quattro anni fa. Sul treno avevo conosciuto dei ragazzi più grandi e avevamo fatto amicizia. Così, mi avevano chiesto se volevo partecipare al TIME-OUT, un brevissimo incontro alle 12:00 ogni giorno davanti all'entrata durante cui recitavamo insieme una preghiera per la pace, pensando che come noi alla stessa ora in altre parti del mondo molte persone pregavano insieme a noi. Purtroppo i ragazzi che mi avevano fatto quella proposta frequentavano l'ultimo anno e così l'hanno successivo il TIME-OUT si è perso, anche perché non ho più conosciuto nessuno che fosse interessato a un incontro simile. 
Comunque io ho cercato di vivere cristianamente anche a scuola e l'anno scorso ho vissuto un'esperienza molto piacevole: una mia compagna che non crede, mi ha detto qualcosa tipo: "Ti invidio un po' perché sei sempre serena, qualunque cosa ti succeda!" Questa frase mi ha spinto a continuare a vivere il mio essere cristiana in quel modo, cioè AFFIDANDO TUTTO A DIO CHE CI AMA IMMENSAMENTE E CHE NON PUÒ VOLERE NIENTE ALTRO SE NON IL NOSTRO BENE!!! Quindi non occorre preoccuparsi tanto per il domani o farsi domande su perché ci accade qualcosa, ma piuttosto cercare di capire il messaggio che Dio ci voleva inviare tramite quel fatto.
Quest'anno sono stata eletta rappresentante di classe e anche in quest'ambito ho cercato di vivere la Parola di Dio: la mia classe non è molto unita, anzi spesso si spacca a metà su diverse problematiche; per questo io cerco sempre, anche per il mio carattere di riappacificare le due parti e trovare una soluzione adatta a tutte le esigenze, benché questo sia piuttosto difficile. Inoltre, sempre riguardo al compito di operatore di pace, durante una lezione di storia in classe abbiamo fatto un dibattito sulla guerra e io ho espresso il mio ferreo rifiuto verso la guerra come soluzione al terrorismo, in quanto ritengo che la violenza può solo portare altra valenza, dando vita a un circolo vizioso.
Ma l'esperienza forse più significativa è quella che mi si ripropone tutte le volte che alla sera c'è un incontro di formazione o la riunione per animatori dell'oratorio e io il giorno successivo ho un'interrogazione o un compito in classe. In questi casi, sono incerta su cosa fare, perché, se da un lato vorrei andare all'incontro, dall'altro so che studiare potrebbe essere più proficuo per il mio andamento scolastico. Ma alla fine decido sempre di recarmi all'incontro in quanto ritengo molto più importante formarmi cristianamente e come persona piuttosto che prendere un bel voto a scuola, anche perché per me l'oratorio è il modo con cui esprimo e realizzo il mio essere cristiana. Se il giorno successivo l'interrogazione ha esito positivo, il problema non si pone; se invece il compito non va bene, inizio a chiedermi se non era meglio stare a casa a studiare anche perché studiare è il mio diritto-dovere e Gesù dice anche di fare bene il proprio compito. La soluzione cui sono pervenuta è fare entrambe le cose: prima vado all'incontro, poi torno a casa e finisco di studiare. Anche perché sono quasi sicura che se stessi a casa sarei molto dispiaciuta e non riuscirei a rendere bene nello studio. 

Elisa