i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Testimonianze

   

Cosa Farebbe Girolamo Oggi?

Il Vangelo nell'animazione

   
   
   
 


Vengo da un passato scout in cui lo scopo di tutto il cammino è quello di formare persone mature in grado di compiere delle scelte, in particolare nei confronti del servizio: verso altri scout, facendo l’educatore scout oppure in altro ambito. Dopo quattro anni di servizio come educatore dei lupetti (fascia d’età dagli 8 ai 12 anni ) per motivi anche legati al mio lavoro, a quell’epoca facevo anche i turni di notte, ho abbandonato l’associazione e per il “servizio” ho avuto per un certo periodo un deciso rifiuto.
Il lavoro non è stato l’unico motivo che mi ha spinto a lasciare gli scout: da qualche tempo, infatti, avevo fatto una scoperta e cioè che la parola di Dio si può, non solo ascoltare, meditare, analizzare, ma la si può anche vivere e mettere in pratica, non soltanto nelle grandi prove della vita, ma nei piccoli gesti quotidiani, laddove è anche più difficile farlo. Tutto questo l’avevo scoperto tramite un gruppo di persone che cercavano in farlo insieme, volendosi bene a vicenda.
Per approfondire questo, facevamo degli incontri, che a volte si sovrapponevano alle attività con gli scout. e, ogni volta che non andavo ad uno di questi incontri sentivo che mi mancava qualcosa.
La decisione quindi è stata dovuta a questi due fattori: l’onestà nei confronti dei ragazzi, non volevo far male una cosa così delicata, e il desiderio di coltivare quello che ritenevo importante per la mia crescita spirituale, anche perché, sono convinto che non si possa “ passare “ ai ragazzi quello che non si ha dentro.
Ad un campo che, insieme ai ragazzi di Villa Speranza e della Sardegna abbiamo fatto ad Elmas, a Cagliari, è intervenuta una famiglia di Sasso Marconi che ci ha raccontato la sua singolare esperienza di vita. Una esperienza da Folli Che li ha portati ad avere una famiglia propria con tre bambini loro ed uno adottato, allargata a 15 tossicodipendenti che facevano vita di famiglia con loro, nuovo modello di comunità di recupero.
Di questa esperienza mi ha colpito sia la radicalità nelle scelte dovute alla loro lettura e preghiera quotidiana del Vangelo, sia la fede con cui sono state fatte.

Due frasi sono state fondamentali per me:
“Quando ti passa un treno vicino saltaci sopra perché, se lo lasci passare, non sai quando passerà il prossimo e se passerà. Noi conosciamo persone che se lo sono lasciato sfuggire nicchiando e sono ancora lì ad aspettare che ne passi un altro”. E ancora : “Dio ti prende sul serio e, se domandi qualcosa, ti da molto di più di quello che hai chiesto”.

Detto da loro che avevano quell’esperienza alle spalle, suonava come una cosa estremamente vera.

Ho cominciato a chiedermi allora quale potesse essere il mio treno, mi avevano infatti messo addosso una sana paura di perderlo, facendo quindi una esistenza mediocre. 
A quel campo era presente anche Roberto, che da un anno aveva cominciato una esperienza di animazione con dei ragazzi della scuola. Pensavo di poter trasmettere qualcosa anche io, quello che avevo ricevuto, ma non sapevo come. Per le esperienze passate avevo visto che avevo difficoltà ad entrare in relazione con i ragazzi, e comunque mi ci voleva molto, molto tempo. Pensavo di non essere capace.
In seguito all’esperienza di quella famiglia, ho avuto la sensazione che quel gruppo potesse essere quel “treno” che in quel momento non dovevo farmi sfuggire. Sentivo anche che dovevo farlo subito, anche se era Agosto e le attività con i ragazzi sarebbero cominciate solo dopo l’inizio della scuola, perché sentivo che in questo modo non avrei potuto tornare indietro.
Così ho chiesto subito a Roberto se aveva bisogno di una mano con i ragazzi.
Come previsto le difficoltà ci sono state, Troppo poco il tempo da passare con i ragazzi. Come fare per instaurare un buon rapporto con loro con così poco tempo?
L’unica cosa di cui ero certo era il motivo per cui ero lì: voler loro bene. Non è stato facile, per un lungo periodo ho sofferto questa mancanza di tempo, di occasioni per stare insieme più a lungo.
All’inizio dell’anno successivo mi sono accorto che con qualcuno il rapporto si era creato e proprio questo , come era successo anche per i lupetti, è stato un momento di prova: si doveva infatti decidere il giorno e l’orario degli incontri e non si riusciva a mettersi d’accordo per via degli impegni di ognuno. Il giorno più probabile era proprio quello in cui non potevo perché lavoravo. Avrei potuto dirlo, ma ero certo che così facendo avrei messo in difficoltà più di una persona. Ho deciso quindi di lasciarli liberi di decidere il giorno che meglio andava a tutti, anche correndo il rischio di perdere questa cosa a cui tenevo molto, e così è stato.
Fare animazione, perché farlo se è così difficile?
Perché lasciare proprio nel momento in cui sembra che le cose girino bene?
Io penso che quella persona, quando diceva che il Signore ci prende sul serio, aveva proprio ragione. Se ci si lascia guidare Dio ci porta dove non avremmo mai sperato di arrivare. Bisogna fidarsi e lasciarlo fare. A tre anni di distanza da quella decisione penso di poterlo dire. Non ho mollato nel desiderio di trasmettere quello che ho ricevuto, come quel lebbroso che vedendosi guarito torna in dietro a ringraziare Gesù. Cercare di trasmettere la gioia di questo incontro con Gesù, è il mio modo per ringraziarLo, e, siccome questo incontro non mi ha portato ad una forte esperienza mistica, ma è stato uno sperimentare l’amore di chi mi stava vicino in maniera molto concreta, così anche il modo per trasmetterlo è molto concreto e teso più a far sperimentare piuttosto che a trasmettere.
Questo vuol dire qualche volta dimenticare la stanchezza per andare ad un incontro, vuol dire fare qualcosa che non si ha tanta voglia di fare, come ad esempio lavare i piatti. E se si decide di fare così e si ci mette ad amare le persone che si hanno in torno, possono nascere momenti veramente belli. Al campo questa estate, avevo seri dubbi che sarei riuscito ad instaurare un buon rapporto con i ragazzi che c’erano, fino a quando, vincendo la poca voglia che avevo di lavare i piatti, mi sono messo a farlo insieme ad una persona. Quello, per me è stato un momento importante che mi ha fatto capire che preoccuparsi non serve a niente e che amare una persona è molto più facile di quanto uno se lo immagina.
Un’ultima cosa, se tutto questo fosse solo il frutto di un mio lavoro, di una mia ascesi personale, avrebbe un valore molto limitato, limitato tanto quanto possono esserlo le singole persone.
Non avrei potuto fare tutto ciò senza un confronto costante con Roberto e con gli altri educatori,

Giorgio