i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Testimonianze

   

Cosa Farebbe Girolamo Oggi?

Essere la luce, non il giudice.

   
   
   
 


In questa esperienza ho sperimentato cosa vuol dire inciampare nelle preoccupazioni, pensando solo a capire cosa fare per risolverle, anziché rimetterle in Dio (e come invece per vivere bene la volontà di Dio bisogna) “Gettare ogni preoccupazione nel Padre”. 

È da un mese che insieme ad una collega, abbiamo iniziato un nuovo lavoro in centro a Torino. Questa è la prima volta che lavoriamo insieme, ci è sembrata una buona occasione per unire due diverse esperienze di lavoro, in quanto lei è molto tecnica ed io viceversa sono più pratico, poteva essere la situazione ideale per fare il lavoro in maniera completa senza ricorrere ad altre figure esterne. Siamo partiti dal progetto con molto entusiasmo, lavorando bene; quando poi si è giunti alla fase della realizzazione materiale, sono venuti fuori i primi malumori. 
Prima d’iniziare i lavori di costruzione, mi aveva parlato della sua separazione dal marito avvenuta da poco e dei genitori che la incolpavano dell’insuccesso del suo matrimonio (sposati da due anni). In cantiere era evidente il suo nervosismo, non passava giorno che non litigasse con qualcuno o con me. 
In quei giorni mi erano arrivate delle voci di malcontento generale nel lavoro; la mia prima preoccupazione era di parlarle, ma dato il suo stato d’animo, avevo paura di utilizzare le parole sbagliate, di essere il Giudice e non la Luce, “come mi capita spesso”. Sentivo che questa mia preoccupazione m’impediva di volerle bene nel modo giusto, e mi pareva così di non fare la volontà di Dio, non riuscendo a vivere bene l’attimo presente.
Ho così pregato per Lei ma anche per Me, per avere la luce e soprattutto per trovare il momento più opportuno per parlarle; ma niente, ogni momento mi sembrava il meno adatto. Finché un giorno, ci fu un malinteso di orari tra noi due ed io arrivai in ritardo, si sfogò come meglio riuscì su di me. In quel momento però non ho visto gli occhi di una persona arrabbiata che ti copre di cattiverie, ma quelli di una che mi stava chiedendo di portare, insieme a lei, una parte delle sue preoccupazioni. Io a mio modo, forse avevo capito che Dio mi stava indicando il modo giusto per fare la sua volontà che in quel momento consisteva nel sopportare insieme la sua situazione e non volerla risolverle. In questo modo ho capito anche, con una serenità nuova, che dovevo volerle bene nella semplicità e affidare tutto a Dio. 

M. L.