i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Testimonianze

   

Cosa Farebbe Girolamo Oggi?

Se Girolamo fosse insegnante?

   
   
   
 


Insegno in una scuola elementare e lavoro con gli stessi bambini da tre anni e mezzo. L’esperienza vissuta con altre due classi durante il mio primo anno di lavoro mi ha fatto capire l’importanza di un’azione educativa che si protrae nel tempo. Così ho scelto di stare nella stessa scuola per più anni e di non chiedere trasferimento, cosciente del fatto che per costruire un certo rapporto con i bambini è necessario tanto tempo e che senza questo rapporto non è possibile apprendere e insegnare.
Quotidianamente il mio lavoro mi dà tante occasioni per amare e, in particolare, per vivere il carisma di Girolamo che si rispecchia nell’amare con predilezione gli ultimi.
Talvolta le situazioni che devo gestire non sono semplici: richiedono un impegno notevole e i risultati non sono immediati, in alcuni casi occorre aspettare degli anni per vederli. Una delle cose più difficili è riuscire a dare a ciascuno ciò di cui ha bisogno, senza trascurare nessuno; è un equilibrio che va costruito giorno per giorno, in modo che ciascuno si senta amato. nei momenti in cui mi sembra di sbagliare cerco di non abbattermi e ricominciare, lasciandomi guidare dall’amore.
L’esperienza che ho vissuto nel corso di questi anni con una mia alunna, e che tuttora continua, mi ha permesso di sperimentare in qualche modo la “paternità” di Girolamo. È una bambina con una situazione famigliare molto problematica e, conseguentemente, con forti carenze affettive. Ha sempre manifestato un certo disagio e notevoli difficoltà nell’apprendere. Quando era in prima ha avuto come un blocco psicologico e, mentre alla fine dell’anno anche i bambini con maggiore difficoltà avevano imparato a leggere e a scrivere, lei nonostante i suoi sforzi e il suo impegno, non è riuscita a raggiungere quest’obbiettivo necessario per l’ammissione in seconda. Dal confronto con le colleghe è scaturita la decisione di ammetterla comunque alla seconda, per darle la possibilità di colmare questa lacuna in tempi più distesi viste le cause affettive del suo disagio. Abbiamo reso partecipi i genitori della nostra decisione, con un dialogo che li invitava ad essere più presenti e attenti al loro modo di relazionarsi alla figlia. Purtroppo, per la situazione problematica che i genitori vivevano non erano in grado di assolvere questo compito, ma hanno fatto in modo che la bambina frequentasse un centro in cui veniva seguita maggiormente e poteva instaurare rapporti di amicizia con altri bambini. Anche quest’aspetto era importante perché la bambina non ha fratelli e sorelle. Attualmente viene seguita da una zia. Tutto ciò ha contribuito a farle colmare un po’ di lacune, fermo restando il nostro impegno in questi anni di seguirla più da vicino. Gradualmente ha superato il rifiuto per la scuola. Lo scorso anno (in terza) ha cominciato a sperimentare diversi successi scolastici che l’anno stimolata a fare sempre di più e a raggiungere anche quest’anno, che frequenta la quarta, dei risultati pienamente positivi. 
Il primo periodo in cui ha cominciato a lavorare autonomamente era troppo bello vedere i suoi progressi. Le prime volte rileggevo le sue verifiche “corrette” ( non copiava dai compagni e riusciva bene anche quando scriveva alla lavagna!) perché mi stupivo positivamente dei risultati che raggiungeva: ero veramente felice e lo ero ancor di più quando vedevo che sperimentava questo in tutte le materie.
Ciò che ho fatto dall’inizio e che cerco ancora di fare è di amarla, certa che l’amore porta sempre i suoi frutti. È sicuramente una piccola goccia, ma spero che contribuisca alla sua realizzazione personale. Ho cercato da subito di instaurare un rapporto con lei, di amarla in tante piccole cose e con gesti semplici, come voleva essere amata ma capace anche di dire dei no, necessari per farla crescere. Durante una lezione di francese non faceva altro che disturbare, parlava a voce alta, faceva dei versi perché non era molto interessata. Ad un certo punto dovevamo fare una drammatizzazione e le ho chiesto di ripetere uno dei suoi versi che calzava a pennello per uno dei personaggi della storia. Lei ha accettato di buon grado sorridendo, anche se stupita per questa mia richiesta e il suo contributo alla fine e stato indispensabile. Si è sentita partecipe e da quel momento ha mostrato molto interesse per questa disciplina e spesso interviene in modo opportuno. In questo caso l’amore mi ha fatto cogliere il positivo di una situazione che era cominciata solo come negativa.
La bambina attualmente si percepisce in modo positivo, come competente; è stato difficile sradicare nei compagni che lei non fosse capace, che non riuscisse a scuola. Ho colto varie occasioni per valorizzare il suo positivo davanti ai suoi compagni e questo a contribuito a modificare il loro modo di percepirla. Per il suo carattere difficile i compagni non gradiscono la sua compagnia; così durante alcuni momenti di pausa dialogo con lei per farle capire che alcuni suoi atteggiamenti ostacolano il rapporto con i coetanei e gli adulti e la stimolo ad essere più gentile. Quando mi pongo in questo modo nei suoi confronti si mostra molto disponibile e cerca di mettere in pratica i miei suggerimenti. Cerco di creare occasioni favorevoli che l’aiutino a superare queste difficoltà di relazione. Durante la ricreazione osservo le dinamiche che si instaurano all’interno della classe. Fino a poco tempo fa capitava che lei stesse sola, così ho sensibilizzato i compagni affinché non evitassero le occasioni in cui poteva socializzare. Ormai sono sempre meno le occasioni in cui devo spronarla. Anche le ricerche di gruppo sono occasioni preziose per farle creare rapporti di amicizia. Quando i bambini si mettono in fila lei mi chiedeva spesso di stare con me: alcune volte glielo permettevo altre volte le dicevo di no, in modo di farla stare il più possibile con i compagni e non proteggerla troppo. Ora sta più volentieri con i compagni e loro con lei. Certo, c’è ancora tanto da fare ma se penso al suo punto di partenza posso solo essere ottimista. Sicuramente non risolverà tutti i suoi problemi, ma spero che tutto l’amore che le viene dato la porti a riamare e già comincia a farlo a modo suo. Girolamo ha sempre fatto sì che i suoi orfani che accoglieva imparassero un lavoro, si preparassero alla vita per inserirsi nella società. Al di là dei tanti problemi che permangono, questa bambina sta facendo la sua parte per prepararsi alla vita e ad inserirsi in modo sempre più positivo nella società. La cosa più bella è vedere come ha fatto della scuola una reale possibilità di riscatto per la sua vita. In questi anni non è stato sempre facile amarla e spesso ho dovuto sacrificare il mio io per lei e per Gesù che ho amato in lei. Ma la frase “qualunque cosa farete al più piccolo di questi miei fratelli, l’avrete fatta a me” è ciò che continuamente mi spinge a perseverare anche quando amare diventa più difficile.
C.C.

Quando anche piccole occasioni diventano occasione perché la paternità di Girolamo continui a farsi presente fra chi ha bisogno...