i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Testimonianze

   

Cosa Farebbe Girolamo Oggi?

Il cuore oltre le frontiere

   
   
   
 

La Colombia: un paese immenso e ricchissimo. Io ne ho visto solo una piccola parte ma è stato sufficiente per farmene un’idea meravigliosa: paesaggi verdissimi, vari e rigogliosi. Anche particolari: eravamo a 2600 metri di altezza ed era tutto verdeggiante e in piena montagna c’erano addirittura i cactus… Davvero uno spettacolo!

Il cielo invece era sempre un po’ nuvoloso, perché lì anche se siamo sopra l’Equatore in questo periodo è un po’ come se fosse inverno ma non faceva per niente freddo…

Il calore più grande e insostituibile è stato quello delle persone. Dire che sono accoglienti è dire poco: sorridenti, semplici, allegre, ci (a me e Francesca, la mia compagna di università e di questa straordinaria avventura) hanno fatto sentire a casa, ci hanno aperto le porte delle loro case, delle loro vite, dei loro cuori… Ci hanno fatto vedere un altro mondo, tutti anche i perfetti sconosciuti incontrati sul bus o per strada. Mi sono sentita una di loro anche se non mi avevano mai visto prima e non sapevano nemmeno chi fossi… una M-E-R-A-V-I-G-L-I-A!!!!!!!!!

Cos’abbiamo fatto? Beh, in realtà poco… siamo state a Tunja, una città a 2 ore da Bogotà, la capitale e lì abbiamo trascorso i 12 giorni più belli. Abbiamo conosciuto le iniziative e le realtà dei padri somaschi e abbiamo concretamente vissuto con i ragazzi che i padri accolgono e di cui si prendono cura. Con questi bambini e ragazzi dai 12 ai 18 anni abbiamo lavorato, studiato, giocato, camminato, mangiato, chiacchierato e condiviso tanto altro ancora. Siamo stati con loro imparando lo spagnolo a spizzichi e smozzichi e imparando che l’Amore non ha confini e non conosce barriere perché va dritto al cuore di ogni uomo. Vi assicuro che davvero a Tunja mi son sentita amata e accolta. Non solo: ho sentito che potevo dare tanto e che per questi ragazzi la mia presenza lì aveva un significato, era importante. Ho sentito e continuo a sentire (alcuni di loro mi scrivono via mail) che sono stati contenti che io sia stata lì a “compartir”, a condividere il mio tempo, le mie vacanze con loro… Ho sperimentato fortemente che è possibile essere uno strumento del Suo Amore. A mia volta ne ho ricevuto tantissimo: mi sono sentita travolta e stravolta dall’affetto e dal calore che questi ragazzi mi hanno dimostrato. Sono bambini di 12-14 anni che mi hanno regalato un sorriso, un “grazie”, una caramella, e mi hanno riempito il cuore e le giornate di gioia e gratitudine, che mi hanno stupito per la loro semplicità e dolcezza, ma anche per la loro responsabilità e maturità, e di giovani di 17-20 anni che si prendono cura degli altri ragazzi e vivono con loro come volontari mentre studiano…

Davvero non ho parole per esprimere quello che ho visto e sperimentato ma auguro proprio a  tutti di fare un’esperienza simile, di sentirsi strumenti di amore e di vedere concretizzarsi nel volto di un bambino dodicenne o in quello di un ragazzo diciassettenne la gioia di sentirsi amati e importanti per qualcuno o meglio, per Qualcuno…

Il 25 luglio è stato veramente un giorno indimenticabile! Oltre al partecipare e fare lezione ai e con i ragazzi, ho potuto confrontarmi e conoscere meglio una persona che sprigiona vitalità e amore da tutti i pori e che mi ha trasmesso tanta energia e voglia di fare, e parlare con un padre che davvero dà la vita per questi piccoli… e che mi ha dato un inquadramento della situazione e mi ha mostrato quello che potrei fare lì. Il pranzo poi è stato l’occasione per chiacchierare con le ragazze di casa Shalom (il progetto per i ragazzi svincolati dalla guerriglia) e conoscerle un po’ di più… mentre nel pomeriggio ho approfittato del tempo libero per fermarmi a chiacchierare con moltissime persone: dal professore del laboratorio di metalisteria, al responsabile del progetto per i ragazzi “desvinculados”, ai ragazzi che avevano finito lezione… dulcis in fundo… siamo state invitate a cena dai ragazzi di casa Guycan (un gruppo di 25 ragazzi tra i 12  e i 17 anni che arrivano da un’altra zona della Colombia e che sono qui per il progetto di prevenzione… cioè per evitare che vengano assorbiti dalla spirale di violenza ed entrino a far parte dell’esercito dei guerriglieri o dei paramilitari). Hanno preparato loro la cena squisita e poi ci hanno salutato in un modo a dir poco commovente: uno di loro ci ha cantato e suonato una canzone poi hanno canticchiato qualcosa tutti insieme con Padre Fabio, che li segue e infine ognuno di loro ci ha salutato dicendo qualcosa, poche parole, frasi semplici e dirette ma colme di gratitudine, di gioia mista a tristezza perché partivamo… Tutti ma proprio tutti mi hanno fatto sentire F-E-L-I-C-E di essere andata lì e immensamente grata a Dio che mi ha regalato la splendida possibilità di vivere poco più di una settimana con loro. Quando io e Fra abbiamo parlato non so chi era più commossa, più contenta e nello stesso tempo più dispiaciuta di partire… avevo la voce rotta dalla gioia e dalla gratitudine come mai mi era successo.

Quando poi siamo tornate al centro siamo rimaste ancora a chiacchierare con alcuni ragazzi, a regalargli una maglietta, firmargliela, raccontarci qualcosa prima di darci la buonanotte. Poi ancora due chiacchiere con i padri e gli altri religiosi e a letto…

Potrei stare ore a raccontare di episodi allegri e divertenti, di incontri simpatici e di altri significativi, di persone semplici e straordinarie, insomma di giornate colme di Amore, ma non finirei più…

Un’ultima cosa sulla Colombia. È stato un viaggio bellissimo che mi ha fatto conoscere città, persone e situazioni anche molto diverse tra loro ma soprattutto è stato una possibilità concreta di crescere… Proprio due giorni prima di tornare in Italia io e Fra ci siamo confrontate con i religiosi somaschi che ci accompagnava su quello che avevamo visto a Tunja e su cosa ne pensavamo. Ho avuto l’ennesima conferma che il dialogo e il confronto con chi la pensa in modo diverso da noi è una straordinaria e immensa ricchezza e che parlare e cercare di capire il punto di vista degli altri aiuta a crescere e a farsi un’idea molto più allargata e chiara delle cose. Perché la realtà è davvero molto ricca e ognuno ne vede meglio una parte…

Ely