i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Fonti Somasche

   
     Dai processi di canonizzazione

Martino Martellino era nato intorno al 1515. Aveva 18 anni quando incontrò san Girolamo e lo seguì. Stette con lui a Somasca e a Bergamo, durante gli ultimi anni della vita del santo; anche dopo la morte continuò ad impegnarsi nelle opere da lui avviate. Dopo sette anni lasciò la Compagnia dei servi dei poveri e venne ordinato sacerdote.

 
 

Istruendoli particolarmente nella vita spirituale.
Nel ricordo di un giovanissimo compagno di Girolamo


Martino Martellino aveva la fama di guarire i malati di febbre, dando da bere dell'acqua contenente qualche briciola di pane. Un certo Ruggeri ne fu beneficiato e ricorda che il prete Martellino tirò fuori un bossolo di legno, nel quale conservava con grande riverenza un pezzettino di pane, grosso come una castagna. Era pane di mistura e fresco, come se fosse stato cotto allora. Ne staccò alcune briciole, che sparse in un poco d'acqua. Ricordando che quel pane era stato benedetto dal padre Miani lo diede da bere al malato che in breve guarì.

Come era venuto nelle mani del prete Martellino quel pezzettino di pane, grosso come una castagna benedetto dal Miani? Egli stesso lo raccontava frequentemente.
Un giorno, trovandosi un buon numero di persone da quarantacinque a cinquanta, in grave bisogno senza nulla da mangiare all'infuori di tre o quattro pani, il Miani li prese, li benedisse e cominciò a distribuirli. Tutti ne ebbero a sazietà. Tra queste persone vi era anche il Martellino: esattamente fu il penultimo ad essere servito. Considerando il modo con cui le cose erano andate, egli decise di conservare un pezzetto di quel pane, convinto che come era riuscito a saziare tutte quelle persone, avrebbe potuto essere efficace anche per altre necessità. E infatti quel pane, conservato per molti anni con venerazione e somministrato in briciole agli infermi, aveva ottenuto diverse guarigioni.

Del Miani il Martellino era stato discepolo. Spessissime volte egli lo nominava, in casa e per strada, e ogni volta con devozione e lacrime di tenerezza. 
Di lui ricordava la vita santa, le preghiere, la molta carità: "Raccoglieva gli orfani, aiutandoli corporalmente e spiritualmente, nutrendoli e istruendoli particolarmente nella vita spirituale e nel vivere cristiano. Una particolare carità dimostrava nell'assistere gli infermi. Mangiava una sola volta al giorno: non mangiava mai carne, non beveva vino. Ogni giorno per un'ora e mezza o due si ritirava dalla compagnia degli altri: al suo ritorno appariva tanto smarrito in volto, da far pensare che ogni volta fosse stato a fare la disciplina. Era tanto dedito alla preghiera che non si vedeva mai sazio di fare orazione".
Per il Martellino il Miani era un santo; la sua vita esemplarissima.

 

 

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