i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Fonti Somasche

   

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  Testimonianze su Girolamo

Dai processi di canonizzazione

  ...nei ricordi di Bernardino Aquila
BERNARDINO AQUILA

Bernardino Aquila, figlio di Ilario e Isabella Lombardina, nacque a Ferrara intorno al 1543.
Nel 1569 entrò in Congregazione a Ferrara e di là, dopo circa un anno, venne inviato a Somasca, ove rimase per nove anni. Qui egli ebbe occasione di conversare con varie persone che avevano conosciuto il Miani e da esse attinse le notizie che fornì al Processo.

Di lui abbiamo dati scarsi e frammentari.
Nel 1588 era cuoco nel Seminario patriarcale di Venezia; nel 1589 passò a Cremona nella casa di S. Lucia. Nel 1594 lo troviamo a Napoli nell'orfanotrofio di S. Maria di Loreto; nel 1596 a Brescia; nel 1599 commesso nel l'orfanotrofio della Colombina di Pavia, poi a Vicenza nella casa dei Santi Filippo e Giacomo. Nel 1603 nell'orfanotrofio della Misericordia di Brescia, poi commesso nel l'orfanotrofio di Reggio Emilia; dal 1605 al 1609 nel l'orfanotrofio della Misericordia di Cremona; quindi di nuovo a Napoli in qualità di infermiere nell'orfanotrofio di S. Maria di Loreto.
Nel 1614 era nella casa di S. Maria Maddalena in Genova, quando venne interrogato per i processi ordinari della causa di Beatificazione di S. Girolamo.
Nel 1622 tornò alla Misericordia di Brescia; e qui si trovava nel 1628 come aiutante del Rettore del Seminario. In questo anno, il 4 settembre, venne nuovamente chiamato a testimoniare ai processi apostolici. Aveva allora 85 anni.

 

LA MOLTIPLICAZIONE DEI PANI

Riguardo al noto miracolo dei pani di Girolamo, Bernardino Aquila testimonia:

"Gli allievi di detto padre Girolamo mi raccontavano che un giorno trovandosi egli con la sua compagnia, in tutto circa sessanta persone, tra uomini e fanciulli, in un luogo detto la Valletta, presso Somasca, ritirati in una casetta fabbricata ad uso di detti poveri, il tempo si era messo al brutto e nevicava.

Non avevano altro che tre pani e non potendo ricevere soccorsi per la gran neve che era caduta, il padre Girolamo prese i tre pani, li tagliò in fette e li mise in un paniero. Lo copri poi con un panno bianco e con tutti i suoi compagni, adulti e ragazzi, si mise in preghiera, benedicendo quel pane. Poi incominciò a chiamare i ragazzi più piccolini e così di mano in mano, dicendo loro di pigliare quanto ne volevano di quel pane e così fecero e ne mangiarono a sazietà. E questo durò per tre giorni continui, non avendo ricevuto altri aiuti né sussidio alcuno, se non quei tre pani. E dicevano che la neve era tanto alta che per quei tre giorni non potevano avere aiuto; alla fine furono soccorsi, essendo stata spalata la neve; e che si trovò più avanzo di pane di quello che era prima che fosse tagliato in fette.

Due o tre di loro mi dicevano che erano presenti al fatto e che anche loro furono saziati di pane in quei giorni in detta casetta; ed erano Battista Romano, Cristoforo da Cedrì e Domenico da Zello che io ricordo bene".