i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Fonti Somasche

   
     Dai processi di canonizzazione

Il Processo di Venezia si svolse in un sol giorno. II venerdi 17 ottobre 1614. Nel piccolo parlatorio del monastero agostiniano di S. Alvise furono interrogate la priora Corona Venier, e le monache Sara Barbaro e Michela Malipiero, che avevano conosciuto suor Gregoria Miani, nipote di S. Girolamo.

 
 

Suor Gregoria Miani
la nipote di Girolamo


immagine solo rappresentativaLa testimone unica, alla quale fanno riferimento le tre monache di sant'Alvise, e la nipote del Miani suor Gregoria, monaca Dello stesso monastero. Nacque da Luca Miani e da Cecilia Bragadin, vedova di Vincenzo Minotto. Dopo la morte del padre, il 21 luglio 1519, i tre figli Zuan Alvise, Dionora ed Elena, ancora in tenera età, assieme con la madre Cecilia rimasero affidati alla tutela degli ,zii Marco e Girolamo. Girolamo soprattutto, che non aveva famiglia propria, si prese cura di loro e dei loro interessi. Suor Gregoria (Elena) crebbe dunque a fianco dello zio, nella stessa casa, fino a quando nel 1531 egli abbandono la casa paterna per dedicarsi totalmente alle opere di carità. Anche Elena, poco più di due anni dopo, il 21 ottobre 1533, entrò nel monastero agostiniano di Sant'Alvise. Aveva circa 17 anni e ne visse in convento 66. La sua vita fu esemplare. Lo testimoniano le monache sue consorelle: "E' marta con lasciar buon esempio di sè a tutte le monache di questo monastero"; "Era divota et stava sempre in oratione"; "Cosi vecchia, di ottanta in circa, digiunava le vigilie della Madonna in pane et acqua". Morì il 19 gennaio 1599.
Suor Gregoria conservo venerazione verso lo zio e a lui si raccomandava per le sue necessita. Ebbe frequenti occasioni di parlare alle consorelle del suo "barba santo": in portineria, in cella, al fuoco, un po' dovunque.
Dai ricordi delle suore traspare come la fanciulla Elena vide lo zio in quegli anni di profonda trasformazione della sua vita, dal 1525 al 1531, quando parti da Venezia.
Riaffiora il ricordo della liberazione ottenuta per l'intervento della Vergine miracolosa di Treviso: la sua gioventù: "Era stato un giovane che si era data buon tempo" e l'espressione sulle labbra pudiche della suora e abbastanza significativa; la conversione: "Ma poi convertito si dette tutto allo spirito",
preghiera continua e disciplina; la carità per i poveri: "Vendeva tutto il suo patrimonio e lo dava ai poveri... Tutti i poveri gli correvano dietro e faceva bene a tutti".
Non mancano particolari che non possono derivare che dalla consuetudine di vita: la sua mania di dare era giudicata esagerata da tutti, tanto che lo consideravano pazzo; anche la cognata Cecilia lo rimproverava, perché temeva che i nipoti rimanessero nel bisogno, ma egli la incoraggiava a non temere, perché Dio non le sarebbe mai mancato; la partenza da Venezia per finire la vita nell'eremo.

 

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