i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Per Sempre

 

 

     
La comunicazione come dono di sé
 
 
 

Ef, 4,20-27.29-31

 Nella vita matrimoniale la comunione della coppia, oltre all’ascolto di sé e dell’altro, richiede una comunicazione vera, sincera.
Queste due parole hanno infatti la stessa radice

Normalmente due sposi possono parlare di molte cose, anche importanti,quali lavoro, figli, casa, genitori, impegno in parrocchia, ma senza manifestare all’altro ciò che siamo, quello che sentiamo, le nostre emozioni, i nostri desideri e bisogni.

Tale atteggiamento spesso lo imputiamo alle prevalenza del quotidiano, ossia lasciarci guidare dagli impegni della giornata, accompagnare i figlia scuola, andare a lavorare, fare spesa , accompagnarli in palestra …
In realtà invece nasce dal dimenticare la novità che Cristo ci ha donato con il sacramento del matrimonio, ovvero rendere noi sposi segno visibile del Suo amore per la Chiesa, manifestato nel sacrificio della Croce. 

Da questa missione ci allontana la “menzogna” in forma di silenzi, di frasi dette a metà, di espressioni offensive;
l’esplosione dell’ira, apparentemente causata da una banalità, come la richiesta di aiuto della moglie, o il solito disordine del marito, ma che in realtà nasconde un’insoddisfazione più profonda della vita di coppia.

Quante volte nel parlare all’altro non diciamo le nostre debolezze, paure, ma scarichiamo anche emotivamente le nostre angosce, ferendolo, facendolo sentire colpevole. (Tu fai così, tu hai detto, perché sei tu che …).

E le occasioni date al diavolo, avversario di Dio, proteso a rompere la comunione, aumentano…

Ecco allora che per giovare a quello che ascolta occorre,come dice San Girolamo, custodire con diligenza la lingua, perché non escano parole delle quali dovremmo pentirci non appena torni la serenità dell’animo.

Per riflettere:

Fate ciascuno per conto suo un elenco delle cose che apprezzate dell’altro coniuge e poi confrontatevi.