i Giovani con i Padri Somaschi     

 

Nervi 6 maggio 2001

2° incontro intercomunitario dei giovani


Si è svolto al Collegio Emiliani il 2° incontro congiunto tra giovani di Nervi, S. Francesco al Campo e Villa Speranza. Non si era in tantissimi ma l'incontro è stato di enorme profondità. Si è continuato sulla linea della GMG proponendo 2 temi legati a scritti del papa ("Novo millennio ineunte" e la lettera per la gmg 2001) proponendo la spiritualità di comunione e la sequela del Crocifisso. Sono stati 2 temi di enorme impatto che hanno suscitato un momento di scambio e condivisione veramente profondo. Con la consapevolezza dei presenti che sta nascendo un'esperienza comunitaria nuova ci siamo presi dei piccoli obbiettivi per alimentarla e sono stati consegnati testi di meditazione per crescere insieme a distanza sui temi della giornata. L'impressione comune è che stia maturando qualcosa di bello per il prossimo anno

Riportiamo il tema svolto da Elia Salis ripercorrendo la "Novo millennio ineunte"
 

 Spiritualità del nuovo millennio: spiritualità di comunione

Ci incontriamo oggi, dopo più di 5 mesi, il desiderio forse era stato quello di vederci prima e sentirci un po’ più spesso. Magari non ci siamo tutti, ma rappresentiamo tutti i nostri gruppi.

Credo comunque che adesso la cosa più importante sia che siamo nuovamente qui, insieme. Ma perché siamo qui? La nostra presenza è anzitutto segno che desideriamo camminare insieme dietro una Persona che in un modo o nell’altro ha incrociato la nostra vita e ci ha affascinato.

Al di là di quanto allora diremo ciò che conta è fare esperienza di Lui, che come già sappiamo si rende presente dove due o più persone si incontrano nel suo nome, nel suo amore. Così nel momento stesso in cui ascolteremo e rifletteremo insieme già possiamo sperimentare quanto si dice

Ci lasciamo aiutare in questa conversazione da quanto il papa ha scritto a chiusura del grande giubileo dove tracciava un programma per la chiesa nel terzo millennio. E’ la prima volta che un papa fa una cosa del genere: un itinerario per tutta la Chiesa, dove descrive come devono essere i cristiani nel nuovo millennio, e cosa è centrale nella vita cristiana.

Anche noi come parte di Chiesa siamo chiamati ad avere questa stessa prospettiva.

Noi dovremmo avere una visione della nostra vita, dovremmo stabilire un punto da dove osservarla. Ma qual è il punto più giusto nel quale porsi per comprendere quale cammino dobbiamo fare come singoli, come gruppo, come gruppi, come Chiesa?

Può sembrare paradossale, ma questo punto decisivo è il punto d’arrivo. Anche il Padre celeste ha costruito tutto con una vision. Lo Spirito creatore ha fatto tutto in vista del Figlio. C’è quindi un progetto del Padre che lo Spirito deve realizzare, dove il Padre vuole portarci: sul punto d’arrivo.

Qual è questa meta, l’obbiettivo, di tutta l’umanità?

 

Essere in Dio, in Cristo una cosa sola. Lo Spirito Santo sa che sarà così.

Anche noi siamo qui per ragionare in questo modo, per capire cosa è importante nella nostra vita, cosa deve esserci per poter raggiungere questa meta e come farlo insieme.

Vediamo cosa dice: “Un nuovo tratto di cammino si apre per la Chiesa, riecheggiano nel nostro cuore le parole con cui un giorno Gesù, dopo aver parlato alle folle dalla barca di Simone, invitò l’apostolo a ‘prendere il largo’ per la pesca: ‘Duc in altum’ (Lc 5,4). Pietro e i primi compagni si fidarono della parola di Cristo, e gettarono le reti. ‘E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci’. Duc in altum! Questa parola risuona oggi per noi, e ci invita a fare memoria grata del passato, a vivere con passione il presente, ad aprirci con fiducia al futuro” (Novo Millennio Ineunte 1).

Questo è quanto dobbiamo fare. ‘prendere il largo!’.

Dove posare il nostro sguardo scrutando l’orizzonte che ci sta di fronte?

Lo sguardo resta più che mai fisso sul volto del Signore” (NMI, 16).

Siamo allora chiamati a rinnovare la scelta fondamentale di seguire Gesù.

Ricercarlo nella nostra storia passata, presente e futura, per entrare  in una comunione sempre più profonda con Lui. Ricordarci quanto ha detto al nostro cuore nei momenti decisivi dell’incontro con Lui.

I cristiani sono quelli che trovano Dio nell’umanità (visione dinamica)

Gli altri sono quelli che trovano in Dio l’umanità (visione statica)

 

Il Verbo sul quale fissare lo sguardo è il Dio fatto carne.

Dobbiamo allora partire dalla carne, dall’umanità, con i suoi rischi e pericoli. Dobbiamo sporcarci, immergerci come ha fatto Gesù. Mettere il dito in una piaga, come Tommaso e toccare la Divinità. E’ sulla strada dell’incarnazione che noi siamo chiamati a camminare, come poi ci dirà bene anche Roberto, seguire il Dio crocifisso per noi.

Ci sono delle piaghe aperte nella nostra storia e nella storia dell’umanità, della Chiesa…

Noi abbaiamo paura di metterci il dito e così facendo non arriveremo mai alla fede ma ci perderemo in mezzo ai ragionamenti

 

Ecco, Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20).

“Da questa certezza – commenta il papa (cfr NMI 29) – dobbiamo attingere un rinnovato slancio nella vita cristiana… Ci interroghiamo con fiducioso ottimismo, pur senza sottovalutare i problemi. Non ci seduce certo la prospettiva ingenua che, di fronte alle grandi sfide del nostro tempo, possa esserci una formula magica. No, non una formula ci salverà, ma una Persona, e la certezza che essa ci infonde: Io sono con voi!

Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste”.

 

Dio ha salvato l’umanità non tramite un annuncio, ma tramite una Persona.

Noi salviamo la nostra vita, se perdiamo la nostra vita in Lui, se entriamo nel dinamismo d’amore che è la sua vita.

L’altro è salvato se incontra una persona, non una formula.

Ecco allora che il papa ci indica il modo di cercare e incontrare questa persona che ci salva e che ci permette di testimoniarla.

Prima del fare, “prima di programmare…- il papa afferma _ occorre promuovere unna spiritualità della comunione, facendola emergere come principio educativo in tutti i luoghi dove si plasma l’uomo e il cristiano, dove si educano i ministri dell’altare, i consacrati, gli operatori pastorali, dove si costruiscono le famiglie e le comunità.

 

Nel Vangelo ci sono dei principi educativi.

C’è questa spiritualità di comunione.

Il primo principi che tutti già conosciamo è quello dell’amore reciproco: “amatevi gli uni gli altri”.

 

“La comunione è il frutto e la manifestazione di quell’amore che, sgorgato dal cuore dell’eterno Padre, si riversa in noi attraverso lo Spirito che Gesù ci dona (cfr. Rm 5,5), per fare di tutti noi “un cuor solo e un anima sola” (At 4, 32)

Le Parole del Signore, a questo proposito, sono troppo precise per poterne ridurre la portata. Tante cose, anche nel nuovo secolo, saranno necessarie per il cammino storico della Chiesa; ma se mancherà la carità (agape) tutto sarà inutile (cfr 1 Cor 13, 2)” (NMI, 42)

 

Tutto questo è molto illuminante e molto bello!

Come incarnarlo nella nostra vita di tutti i giorni?

 

“Innanzi tutto sguardo portato sul mistero della Trinità che abita in noi e la cui luce va colta anche sul volto dei fratelli che ci stanno accanto. [Alla base di tutto deve esserci il sentirsi amati, il sentirsi buoni]

  • Il fratello come “uno che mi appartiene”,

  • saper condividere,

  • vedere anzitutto il positivo,

  • far spazio,

  • portare i pesi gli uni degli altri.

Non ci facciamo illusioni. Senza questo cammino spirituale, a ben poco servirebbero gli strumenti esteriori [incontri, bivacchi, campi, momenti di preghiera, sentirsi via internet, o col cellulare] della comunione. Diventerebbero apparati senz’anima, maschere di comunione più che vie di espressione e di crescita” (cfr. 43)

Siamo allora invitati a vivere questa spiritualità di comunione per incontrare Gesù e camminare con lui verso la meta da lui pensata, l’unità dell’intera famiglia umana.

Mi piacerebbe concludere questa prima parte leggendovi una riflessione sulla comunione che ci può aiutare a capire a cosa bisogna puntare per viverla bene:

 

“La comunione è un combattimento di ogni istante.
La negligenza di un solo istante può frantumarla;
basta un niente;
un solo pensiero senza carità,
un giudizio ostinatamente conservato,
un attaccamento sentimentale,
un orientamento sbagliato,
un’ambizione o un interesse personale,
un’azione compiuta per se stessi e non per il Signore. (…)
Aiutami, Signore, a esaminarmi così:
qual è il centro della mia vita?
Tu oppure io?
Se sei Tu, ci raccoglierai nell’unità.
Ma se vedo che intorno a me pia piano tutti si allontanano e si disperdono, questo è il segno che ho messo al centro me stesso
(F. X. N. van Thuan)”.

 

La comunione richiede un grande impegno da parte di ognuno. Ma nella comunione sarà Gesù, la Trinità a rendersi presente fra noi. E solo se mettiamo al centro delle nostre vite Dio e il suo Vangelo, possiamo essere raccolti in unità e contribuire a raccogliere gli altri in unità. Questo però si può fare unicamente insieme e grazie al contributo di ciascuno.