i Giovani con i Padri Somaschi     

 

La Parola

Il Vangelo domenicale

  commentato in 150 parole

   
  

 

 2 maggio 2004 - IV di Pasqua,

              «Nessuno le rapirà dalla mia mano» (Gv 10, 27-30)
 

     
   

Il vangelo di questa domenica  mi rimanda per associazione al primo dei comandamenti, che ho meditato appena due giorni fa: “Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all’infuori di me”.  Nel contesto in cui è stato pronunciato per la prima volta il suo messaggio era chiaro e potente: qualunque cosa potesse sconvolgere gli israeliti, tanto da far loro presagire una potenza ultraterrena, non poteva competere con la sconvolgente liberazione dalla schiavitù e con l’aiuto nel deserto da parte di Yahwe. Questo comandamento interviene anche oggi a salvare Israele e ciascuno di noi dalla nevrosi ossessiva: “Non devi più assicurarti instancabilmente il favore della divinità di turno perché Io sarò sempre al tuo fianco, in modo affidabile!”. Preghiamo questa settimana con il salmo 121: “Il Signore è il tuo custode, il Signore è come ombra che ti copre e sta alla tua destra… . Il Signore ti proteggerà da ogni male, egli proteggerà la tua vita”.

Oggi è non per caso la XLI giornata mondiale per la preghiera per le vocazioni. È certo che Dio vede le necessità della Chiesa, ma allora perché pregare per le vocazioni? Pregare per le vocazioni significa ricordare che la vocazione è dall’alto, dal Custode, per Cristo, nello Spirito Santo. Non è il soggetto che sceglie, neppure soltanto la Chiesa che chiama e nemmeno i bisogni del mondo che suscitano vocazioni: Dio solo plasma e sostiene le vocazioni. Quindi dobbiamo pregare il Signore affinché mandi operai nella sua mietitura, così da affrettare il regno di Dio. Ma perché tutto si avveri occorre che ne sentiamo l’urgente bisogno perché Lui esaudisce i desideri del nostro cuore. Non c’è chiamata senza un desiderio orante della Chiesa affinché il Signore faccia ascoltare la sua voce.

LM


                                                  'Il Bel Pastore'

         E' dolce e rassicurante il breve Vangelo di oggi: Gesù dice che noi siamo le pecore del suo gregge, che ascoltano la sua voce e lo seguono; lui è il nostro pastore, ci dà la vita, e nessuno potrà mai rapirci dalla sua mano e dalla mano del Padre.

         Siamo dunque assolutamente al sicuro: come fa il pastore con le pecore, così Gesù ci conosce uno per uno, vive giorno e notte con noi, ci guida, ci porta ai pascoli migliori, ci protegge, ci chiama: non per niente oggi in tutta la chiesa si prega proprio per le 'vocazioni', per le 'chiamate' di Gesù.

         Nel capitolo 10 del Vangelo di Giovanni, che sempre troviamo alla quarta domenica di Pasqua, c'è una parola che descrive Gesù Pastore: kalòs. Questa parola greca vuol dire 'buono', ma, prima ancora, vuol dire 'bello'; Gesù è il buon Pastore, ma prima ancora è il 'bel' Pastore.  

         Essere le pecore del gregge di Gesù è dunque per noi la cosa migliore, perché Gesù è il nostro pastore buono, ma è anche la cosa più bella che ci possa capitare.

GG

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