i Giovani con i Padri Somaschi     

 

La Parola

Il Vangelo domenicale

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 14 marzo 2004 - III Quaresima

             «lascialo ancora quet'anno»  (Lc 13,6-9)
 

     
   

Gesù scardina una superstizione antica affermando che le disgrazie e le calamità non sono punizioni di Dio. Lungi dall’apparire ovvia questa risulta invece essere una convinzione dura a morire ancora oggi. Perché Dio mi tratta così? Cosa ho fatto di male? Ripetiamo ancora nelle avversità, incapaci di entrare nel mistero del dolore e cioè nella logica del Regno. Quasi che Dio ami più i ricchi egoisti degli indigenti, più i sani dei malati.

         Se da una parte Gesù libera, dall’altra mette in guardia: per tutti ci sarà una fine (irrilevante in fondo se improvvisa o meno), occorre convertirsi subito. Due equivoci: ritenere che Dio ha esaurito la sua pazienza con me, oppure ritenere che Egli ha pazienza infinita, c’è sempre tempo per cambiare. La parabola insegna che il tempo dell’attesa misericordiosa di Dio non è esaurito, ma che siamo “in riserva”, un anno per il fico e per me? Dio mi chiede di prendere presto una decisione.

 MM

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